Un episodio brutto per la democrazia e per il lavoro

Il Consiglio Comunale di ieri sera è stato bloccato da una manifestazione dei lavoratori di cooperativa licenziati.
In concomitanza con l’avvio della seduta, i lavoratori si sono presentati in municipio chiedendo di parlare col sindaco, che li ha ricevuti e col quale hanno concordato un ulteriore incontro entro fine settimana, per verificare la possibilità di arrivare ad un accordo sindacale con la mediazione della Amministrazione Comunale.

Nonostante questo impegno appena preso, pochi minuti dopo i lavoratori – accompagnati da altre persone non meglio qualificate – hanno comunque bloccato il Consiglio Comunale impedendone i lavori con grida e striscioni, ben presto degenerando in insulti gravi e pesanti rivolti ai consiglieri ed alla giunta, accusati di essere “venduti”, “pagati da Caprotti” e persino “amici dei mafiosi”, costringendo il presidente a sospendere la seduta per oltre un’ora. La manifestazione è stata trasmessa in tempo reale su LA7, che l’ha inserita nella tramissione “Piazza Pulita” dedicata ai problemi del lavoro. La presenza della televisione era stata concordata coi manifestanti, ma senza darne avviso all’Amministrazione.

La Lista per Pioltello ha condiviso e condivide le ragioni di difesa dei diritti dei lavoratori, ha partecipato alle manifestazioni per le vie della nostra città, ha incontrato più volte i lavoratori in questi mesi , ha raccolto fondi a sostegno delle loro iniziative, ha proposto la costituzione di una commissione consiliare sul problema ed ha dato ampio spazio sul proprio sito alle notizie riguardanti la vicenda. La Lista ha anche sostenuto le azioni del sindaco, impegnato in reiterati tentativi di mediazione tra lavoratori, proprietà e sindacati alla ricerca di una soluzione possibile, con alle spalle la pressione della prefettura per una risoluzione rapida e di ripristino dell’ordine pubblico.

Per questi motivi la Lista per Pioltello

  • giudica del tutto intollerabili le accuse e gli insulti – gratuiti e gravemente offensivi – rivolti ieri sera alle persone della Lista e degli altri partiti impegnate nell’Amministrazione Comunale
  • considera non accettabile che un organismo fondamentale per la democrazia quale è il Consiglio Comunale venga impedito da una protesta, che ha motivazioni da noi condivise ma che non può dettare l’ordine del giorno del Consiglio stesso, impedendo ad esempio di discutere fino a tarda sera la situazione di un altro gruppo di lavoratori (quelli dell’azienda Futura) anch’essi presenti in aula
  • ritiene infine che, con la pesante aggressione verbale indirizzata al Consiglio Comunale, i manifestanti abbiano non solo sbagliato clamorosamente il bersaglio della protesta ma anche minato alla base il rispetto personale e la fiducia reciproca che sono le precondizioni per qualsiasi forma di di dialogo e di collaborazione.
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25 thoughts on “Un episodio brutto per la democrazia e per il lavoro

  1. Ciao a tutti,
    mi ritrovo pienamente negli ultimi 3 punti esposti nell’articolo da Voi pubblicato, ma credo che questo risultato fosse ampiamente preventivabile purtroppo. Se è vero che i lavoratori che stanno ancora scioperando, sono finiti nelle “mani” delle persone sbagliate (COBAS, Centri Sociali ecc..), è altrettanto vero che ad un certo punto bisognerebbe che ogni singolo lavoratore iniziasse a far funzionare il proprio cervello. Ogni protesta ha le sue ragioni, le proprie motivazioni, ed ha tutto il diritto di essere portata avanti, ma io mi chiedo adesso…a che pro? Per far vedere che i sindacalisti dei COBAS sono duri e puri e che non ci stanno a siglare l’accordo sindacale firmato da CGIL, CISL e UIL pochi giorni fa? Sinceramente credo che dopo gli episodi di ieri sera, ogni singolo lavoratore che stà protestando (legittimamente o meno, non stà a me dirlo) da mesi fuori dai cancelli di Esselunga, sia un po’ più solo, un po’ più “responsabilmente colpevole” se vogliamo usare una parola forte. Interrompere un consiglio comunale legittimamente al lavoro per la città, è già di per se un atto “doloso” e privo di ogni significato democratico. Farlo con urla, striscioni e insulti anche pesanti nei confronti di tutti i membri del consiglio comunale e della giunta stessa è assolutamente INTOLLERABILE credo. In poco più di due ore ieri questi lavoratori sono riusciti ad alienarsi anche le ultime “simpatie” su cui potevano contare; mi riferisco proprio ai membri del consiglio comunale di Pioltello, che hanno spesso in queste settimane, ore su ore per cercare di trovare insieme (e sottolineo insieme) una soluzione positiva delle questione. E’ chiaro che però dover trattare con sindacalisti che si siedono al tavolo chiedendo 100 e che vogliono alzarsi dal tavolo avendo ottenuto 110…è un tantino difficile. Io nella mia esperienza di vita ho imparato che quando si tratta, qualcosa si concede e qualcosa altro si ottiene. Forse alcuni sindacalisti e alcuni “attivisti” dei centri sociali dovrebbero capire questa cosa..
    Il gruppo di Polo per Pioltello è rimasto assolutamente dispiaciuto per l’evolversi della serata, e crediamo che in questo momento tutte le forze politiche presenti in consiglio comunale e sul territorio di Pioltello debbano mettere da parte ogni “diatriba” politica, e sostenere l’operato dell’amministrazione, come credo tutti (o quasi) abbiano fatto in questi mesi di discussioni e tensioni. Lo scontro frontale non ha mai prodostto risultati positivi, ma ha sempre lasciato sul campo “morti” e “feriti”. Cavalcare la protesta violenta e offensiva di ieri sera, sarebbe da irresponsabili e mi auguro che nessuna forza politica pioltellese abbia l’intenzione di farlo.

    ciao a tutti.

    Andrea

  2. Ok. Criticabile, anzi criticabilissimo.
    Dire che in consiglio comunale c’è da rispettare il regolamento, ok.
    Difendere la legalità mi sembra (ancora!) buona cosa.
    Insultare i propri avversari resta cosa non buona (ancora! ma la TV ci ha passato e sta continuando a passarci un modello ben diverso, purtroppo!).
    Ma…
    – la costituzione italiana garantisce il diritto di organizzazione sindacale e il diritto di sciopero: e questi 25 licenziamenti sono stati fatti in barba alla costituzione (e il tribunale molto probabilmente li dichiarerà illegali)
    – qui c’è stato un chiaro pronunciamento del sindaco (vedi Gazzetta della Martesana a pag. 25) a favore della raccolta di firme contro il presidio (ma prima poteva fare una telefonata di verifica a qualche lavoratore, licenziato o no, almeno per sgombrare il sospetto, fondatissimo, di una forzatura di Safra+Esselunga)
    – qui c’è stato uno “strano” accordo segreto a favore di Safra, del quale avremo modo di parlare appena si potrà conoscere.

    …Eccetera.
    Personalmente, io ho scelto di stare con i 25 che, avendo subito la gravissima illegalità del licenziamento, non si sono posti il problema di compiere anche loro qualche illegalità (minore, direi!) in consiglio comunale.
    E nella mia vita ho scelto di non mettere in discussione le mie scelte per il fatto che rischiavo di trovarmi in “cattiva compagnia”.
    Detto questo – avendo molta stima di voi della Lista e del vostro impegno – mi piacerebbe poterne riparlare… Non intendo convincere nessuno; vorrei soltanto esprimere al meglio le mie ragioni (che non sono solo mie) ed ascoltare le ragioni “altre”; magari potrebbe essere una nuova occasione per imparare meglio ad ascoltarci guardandoci negli occhi; con il desiderio di comprenderci e di rispettarci comunque.

  3. E’ un vero peccato che una lotta giusta in difesa dei diritti sindacali e civili dei lavoratori venga gestita da una organizzazione (COBAS) che strumentalizza i lavoratori licenziati e a cui non interessa trovare delle soluzioni e risolvere le questioni aperte ma solo per tenere in vita picchetti di lotta (in attesa di che??).
    Anche io mi sono battuto per dare una mano ai 25 licenziati (anche perchè parecchi anni fa io stesso sono stato licenziato per l’attività sindacale che svolgevo nel CdF SISAS e da allora per lavorare ho dovuto scegliere il lavoro autonomo) ma dopo essere stato accusato non dai lavoratori ma da qualche presunto rivoluzionario da strapazzo (italiano) di esserei venduto, pagato da Caprotti e amico dei mafiosi mi spiace per i lavoratori ma il mio sostegno è finito ieri sera. A meno che i lavoratori stessi prendano formalmente le distanze da chi li strumentalizza. Tra l’altro credo che le lotte si vincano se vengono coinvolti tutti i lavoratori e non “cammellando” truppe di pseudorivoluzionari professionisti.
    Per ultimo non credo che il sindaco si sia pronunciato per o contro la raccolta di firme di chi vuol entrare a lavorare: resta comunque il fatto che quasi 200 persone hanno firmato contro chi sta lottando e questo è il risultato di una gestione settaria della lotta legittima.

  4. Luigi, nessun problema a parlarci ancora, ci mancherebbe.

    Temo che, concretamente, ciò che l’amministrazione poteva fare l’ha già fatto: ha cercato una soluzione praticabile, questa soluzione è stata rifiutata dai 25. Non era obbligatorio accettarla, ovviamente, e poteva pur non piacere per niente. Ma questo è quel che il sindaco era riuscito a fare ed il rifiuto da parte dei lavoratori non comporta che il sindaco possa possa trovare altre soluzioni. L’aver condito un no con una valanga di insulti non mi è sembrata una scelta particolarmente intelligente, a meno che non si volesse proprio cogliere l’occasione per troncare definitivamente ogni mediazione, salvando la purezza della lotta. Scelta anche questa legittima, ma non necessariamente condivisibile.

    Sulla “legalità”: non è la prima volta che il consiglio comunale deve sospendere i lavori per contestazioni o tafferugli, ci sta anche questo e capisco che la situazione di estremo disagio dei 25 possa portare ad atti di protesta forti. Però quel che non mi va proprio giù di ieri sera è l’essere additato come il nemico, dopo che per quattro mesi ci siamo dati da fare – poco? inutilmente? ma ci siamo dati da fare come potevamo – ed essere chiamato “mafioso” “venduto” e “porco”. Questo linguaggio non c’entra niente con una differente valutazione di una soluzione sindacale; questo linguaggio sottende un disprezzo che non ritengo di essermi guadagnato in alcun modo ed è un linguaggio che non mi appartiene e che mi fa culturalmente schifo.

    Per questo che è difficile fare ancora qualcosa…

  5. Ciao Luigi,
    logicamente confermo i contenuti della presa di posizione della Lista per Pioltello, essendone il capogruppo. Penso che tu sappia che è nostra abitudine confrontarci e condividere le comunicazioni ufficiali, per cui non aggiungo nulla a quanto pubblicato ed ai punti di vista di Giuseppe e Giorgio.
    Di mio, però, mi sento sollecitato dal tuo intervento e vorrei esprimere qualche sensazione personale, cercando di mitigare con il ragionamento un po’ dell’amarezza che la serata di ieri mi ha ovviamente lasciato. Non ho mai nascosto il mio personale disagio nei confronti di questa situazione, causato dal contrasto tra una immediata ed intima accoglienza delle stanze di questi lavoratori e la distanza e distonia che ho avvertito verso il linguaggio di coloro che si sono proposti o imposti come interpreti ed amplificatori della loro voce.
    Questa distanza “linguistica” – parlo di linguaggio e non di lingua, perché anzi credo che in questi mesi la vertenza dello cooperative sia per certi versi stata, al di là delle differenze di idioma, un vero e proprio laboratorio di integrazione che ha fatto parlare tra di loro persone altrimenti lontane – questa distanza mi è sembrata una carenza strategica, che ha riportato il conflitto in una dimensione quasi “manichea” e tipica di qualche decennio fa, almeno per come me lo hanno raccontato, ma è argomento sul quale tu ne sai sicuramente di più e sarebbe bello, come dici, scambiare qualche opinione. Io credo che questa crisi ci abbia colti in un momento di impreparazione culturale, almeno per le generazioni come la mia, che le crisi se le sono solamente sentite raccontare. Ho però il sospetto che parecchi, soprattutto i molto giovani e un bel po’ di quelli tra la mia e la tua età, le abbiano un po’ troppo mitizzate e penso che la complessità del modo e della società di oggi non possano essere governate riproponendo antichi modelli di lotta. La comunicazione oggi è diversa e le dinamiche sono più complesse. Con questo non voglio sfumare i confini tra il bene ed il male, ma credo che tutti debbano fare uno sforzo maggiore per dipanare la ragnatela che li avvinghia e ne rende difficile la distinzione: se una volta forse poteva bastare un paio di forbici, oggi probabilmente non bastano nemmeno i ferri dell’uncinetto. Vorrei così rimarcare la necessità di attrezzarci culturalmente e dotarci di strumenti validi per uscire da questo pantano.
    Pantano ulteriormente complicato anche da un cattivo uso di chi ha la responsabilità dei mezzi di comunicazione: dal mio punto di vista né la Gazzetta della Martesana, né la TV la7 hanno dato un aiuto alla positiva risoluzione dei contrasti, tanto che magari alla fine l’unico effetto che hanno avuto è quello di far credere che tu e noi della Lista la si pensi diversamente gli uni dagli altri, e davvero non ne sono così convinto. La serata di ieri è stata lacerante e sarà molto difficile ricomporre i rapporti di tutti con tutti, ma spero che un po’ di silenzio e riflessione riportino senso alle parole. Le tue, le accolgo sempre volentieri.
    Un caro saluto, Gianluca

  6. Buonasera a tutti,

    mi permetto di commentare il post anche se non ero presente ieri sera (causa lavoro) quando è iniziata la contestazione in consiglio comunale e vi ho raggiunto solo a tarda serata ma perché da novembre ho fatto visita regolarmente ai scioperante in nome e per conto della Lista e posso testimoniare che non è mancato un martedi sera dove abbiamo iniziato la riunione di coordinamento riflettendo a come “aiutare” i scioperanti a trovare una soluzione al loro problema.

    A Andrea dico che è la prima volta da quando lo conosco che scrive qualcosa d’intelligente e mi fa piacere che per una volta si riesca a superare le divisioni politiche per valutare un problema di questo tipo con obbiettività senza strumentalizzazione.

    A Luigi che conosco poco dico che sbaglia quando scrive: “ Insultare i propri avversari resta cosa non buona …” ma veramente ne il sindaco ne la giunta ne il consiglio comunale ne la Lista per Pioltello sono mai stati gli avversari dei lavoratori !

    Vedi, anche tu fai confusione come loro. Hanno sbagliato bersaglio, la cosa avrebbe avuto un senso (si fa per dire) se avessero insultato l’Esselunga o le cooperative. Ma noi cosa c’entriamo ?
    Noi che in ogni sede abbiamo cercato di aiutarli, noi che in maggioranza abbiamo cercato di portare all’attenzione di tutti le loro problematiche non siamo mai stati il loro avversario !

    Tu la chiami avversario una forza politica che invita i 25 scioperanti a dividere un fetta di panettone bevendo un bicchiere di vino sotto Natale e le ascolta per più di 2 ore per capire le loro motivazioni ?

    Tu la chiami avversario una forza politica che raccoglie per loro circa 300 € (compresi i gettoni di presenza dei nostri consiglieri) per la loro cassa di resistenza ?

    Tu la chiami avversario una forza politica che chiede una commissione lavoro mettendo la loro problematica come primo punto all’ordine del giorno ?

    Tu la chiami avversario una forza politica che porta le loro istanze in consiglio comunale?

    Tu la chiamo avversario una forza politica che partecipa ad una loro manifestazione per le vie di Pioltello ?

    Io no.

    Sinceramente io sono molto amareggiato e molto risentito e non m’interessa dare la colpa ai CoBas piuttosto che ai lavoratori o alla stampa.
    I 25 sono tutti maggiorenne e mi sembrano persone intelligenti.
    Se hanno scelto di insultarci e di considerarci “nemici” mi dispiace allora il nostro impegno finisce qui, se ritengono che non li possiamo aiutare non è un problema ci mettiamo da parte.

    A Pioltello le problematiche da risolvere non mancano e ci dedicheremo ad altri, personalmente non ho voglia di perdere tempo per difendere delle persone che non hanno stima della mia forza politica.

    Paul

  7. Paul, un chiarimento necessario: quando ho scritto che “ insultare i propri avversari resta cosa non buona …” mi riferivo con rammarico agli insulti che ho sentito volare da parte dei sostenitori del gruppo dei licenziati; a me pare che da parte vostra ci sia stato soltanto qualche scatto risentito, comprensibile (ma che a mio avviso era meglio risparmiare).
    Insomma, io penso che ieri sera anche voi siate state ingiustamente insultati dai lavoratori, e non viceversa.
    Ritengo però che il comportamento dell’amministrazione sia stato molto inadeguato (per usare un linguaggio molto morbido, suvvia!), rispetto al problema che questi licenziamenti pongono; e critico fortemente, in particolare, il comportamento del sindaco. Per verificare, rivediti con calma le pagine 1, 25 e 28 della Gazzetta della Martesana, che lanciano la parola d’ordine dello sgombero del presidio. Se ho capito bene, questa è la scelta del Prefetto (e di Safra e di Esselunga e della grande distribuzione in generale), alla quale il sindaco si è accodato…
    I lavoratori (e il loro sindacato – che loro hanno scelto a pieno diritto) hanno reagito a questa scelta. E se a breve il presidio non sarà eliminato con la forza (dell’Ordine, naturalmente!), chi potrà dire che hanno sbagliato ieri sera, facendo saltare le regole del gioco di un consiglio comunale?
    Un’ultima nota: i miei 20 anni da metalmeccanico mi hanno insegnato che i lavoratori hanno pieno diritto di scegliersi l’organizzazione e le forme di lotta che ritengono più opportune (ti dicono niente i blocchi stradali o i picchetti, anche quelli duri?). Certo, a loro rischio e pericolo… Ieri sera hanno rischiato, certo.
    Bello sarebbe un mondo nel quale sia possibile intendersi tra parti avverse senza forzature…
    Chiedo scusa, forse vi ho invaso troppo. Ripeto che preferisco un incontro fatto di sguardi e di voci, il più possibile attenti e rispettosi, naturalmente.

  8. Un incontro per parlare di che cosa ?
    Del nostro presunto tradimento ?
    Ormai non ci sono più le condizioni noi siamo sempre stati all’ascolto di fronte a noi è rimasta solo diffidenza e voglia di insultare.
    Per quanto riguarda il sindaco la sua colpa è stata quella di pensare che potesse mediare (per lo meno lui ci ha provato) non penso abbia voluto parlare per qualcun’altro.

    A parte noi della Lista trovami qualcuno che abbia seriamente cercato di trovare una soluzione a questo conflitto.

    Paul

  9. All’amico Luigi.
    Ho riletto con attenzione il cartello esposto dai manifestanti ieri sera:

    Si parte da “voci” di un possibile sgombero per accusare il sindaco di averlo progettato, così lo si accomuna dapprima al presidente della cooperativa ed alla fine, grazie al sapiente inserto di ritagli di giornale che affiancano il presidente alla ‘ndrangheta, si completa il sillogismo: sindaco ed istituzioni sono dalla parte del malaffare.

    Se l’avessi letto ieri sera, non mi sarei stupito del sentirmi dare del mafioso da chi lo sventolava, perché che io sia mafioso è lampante, visto che sono un assessore!

    Ora, se il ragionamento su cui si intende costruire un confronto è di questa qualità, temo che il confronto diventi impossibile da un punto di vista logico, prima ancora che politico, sindacale, culturale o umano.

    Lasciando perdere per un attimo quel che ci diremo tra noi e come ce lo diremo, il dramma vero è che, a forza di randellare chiunque si avvicini a loro, i lavoratori rischiano di restare davvero soli ed alla fine lo sgombero magari arriverà davvero: il prefetto non ha mica bisogno che glielo suggerisca il sindaco. Da chi andrete allora, a protestare?

    All’amico Paul: guarda che Andrea scrive spesso cose intelligenti e condivisibili, quando scrive qui.

  10. Grazie Giuseppe, grazie davvero. Sinceramente ci ero rimasto inizialmente un po’ male per le affermazioni di Paul, ma poi ormai devo dire la verità, ci hi fatto l’abitudine e quindi non me ne preoccupo tanto.
    più tardi quando ho un minuto aggiungo uno spunto di discussione.
    a presto, ciao e grazie ancora!
    Andrea

  11. Buongiorno a tutti, sono una delle “persone non meglio qualificate” presente l’altra sera in consiglio comunale, vorrei solo precisare che a termine del ricevimento privato del sindaco si era chiesto di poter far fare un intervento pubblico ad uno dei lavoratori per evidenziare e sottolineare il grave attacco mediatico messo in atto dalla stampa locale (gazzetta della martesana), dal sindaco (dichiarazioni mai smentite), e “l’ambiguità” di “accordi” e “comportamenti” spesi da soggetti assolutamente “estranei”, nei confronti del presidio, Inoltre nella presente pubblicazione non si fa nessun riferimento ai “democratici insulti” rivolti dalla giunta alla platea nel momento che il lavoratore chiedeva la parola, faccio un breve sunto :
    “Siete voi la rovina di quei lavoratori”
    “Cosa centrate voi con i lavoratori se non lavorate nella cooperativa ? ”
    “Siete dei fascisti ! ”
    “Andate via che non avete mai lavorato in vita vostra !”
    “Andate a casa vostra a fare queste cose” ….. e poi una tessera della cgil sbandierata come a dire ‘io sono dalla parte dei lavoratori …. mica voi’ ….. bè, posso solo confermare che casa mia è molto distante da via giambologna, ma lavoro da quando avevo 14 anni, che mio padre mi ha trasmesso i valori dell’antifascismo, che la SOLIDARIETA’ si fà con azioni concrete e che da sempre ho scelto da che parte stare e a che “CLASSE” dare il mio appoggio.
    Giusto per fare chiarezza, perchè non viene reso pubblico l’accordo e i firmatari dello stesso ? ….. dato che nessun lavoratore l’ha ancora visto .
    Perchè il sindaco ha appoggiato la “petizione” che chiede lo sgombero del presidio, pur ben sapendo che i 160 lavoratori sono stati “invitati caldamente” a firmare e anche in questo caso nessun lavoratore ha copia di quanto firmato ??
    Il sindaco a noi ha detto che ha chiesto al prefetto lo sgombero per motivi “igienici”, bene, avevamo chiesto allo stesso come prova tangibile di solidarietà l’installazione di un bagno chimico a novembre.
    Mandare la polizia locale a controllare se i battistrada delle ruote del camper erano in regola, oppure far sequestrare i bancali di legno da bruciare per scaldarsi ……… Mi auguro che chi legge capisca il significato di quella protesta.

    nino

  12. Con dispiacere apprendo degli avvenimenti degli ultimi giorni, sinceramente non me ne stupisco troppo, anche se lasciano l’amaro in bocca.
    L’amaro in bocca è iniziato da mesi con i primo licenziamenti, l’amaro in bocca è proseguito quando ho avuto l’opportunità di conoscere i lavoratori e sentirne le tristi storie, l’amaro è proseguito quando però non sono più riuscito a distinguere dalla loro protesta quale fosse il limite tra la pretesa di difendere i sacrosanti diritti dei lavoratori e vecchi ritornelli sulla rivoluzione e la lotta di classe. Qui ho visto un punto di non ritorno, la lotta si era trasformata in altro, lontano dalle tristi storie sentite e più vicino a un barbaro modo di intendere i sani principi in cui vivere e battersi per una società più equa e rispettosa. Eravamo tornati a slogan di trentanni fa’ e ove nei contenuti vi fosse anche del vero e del buono, nei modi e negli obiettivi le mie strade si stavano allontanando dalle loro. Il mio obiettivo non è la lotta di classe. Qualcuno ha cercato delle vie di uscita, purtroppo invece qualcuno si è chiuso sulle barricate, mettendosi in un angolo. Tanta parte di Pioltello, partiti, associazioni, singoli e parrocchie, hanno fatto qualcosa per i lavoratori, forse non sufficiente, ma lo hanno fatto. Ora mi aspetto anche dai lavoratori un segno diverso da quanto avvenuto mercoledì sera. Ognuno si tenga il sindacato che vuole, ma poi serve anche la volontà di fare dei passi in avanti.
    Passi in avanti che vorrei fossero fatti con prese di posizioni anche da tutte le forze politiche, partendo da coloro che sbandierano una presunta vicinanza ai lavoratori, … ma poi servono i fatti e un serio esame della situazione .. le grida, gli insulti e i facili slogan portano a poco.

  13. Nino, io ero personalmente presente all’incontro tra lavoratori e sindaco, non so se tu c’eri (se sei italiano, non ricordo altri italiani all’incontro oltre al sindaco ed a me). L’incontro non si era chiuso con l’impegno da parte del sindaco a concedere la parola ai lavoratori nel consiglio comunale, ma con l’impegno a organizzare un nuovo tavolo lavoratori – sindacati alla presenza del sindaco, per verificare se esisteva o meno una convergenza possibile. Ma se anche il sindaco avesse concordato con qualcuno dei lavoratori di dar loro la parola, da parte dei lavoratori stessi è stata fatta una scelta del tutto differente: appena siamo rientrati in sala consiliare, è partita la manifestazione con l’innalzamento di cartelli e il pronunciamento di slogan ad alta voce e cori, bloccando di fatto il consiglio e costringendo il presidente a sospendere la riunione.

    Le frasi da te riportate sono state pronunciate da consiglieri ed assessori in risposta ai cori di “vergogna” e agli insulti abbondantemente rivolti agli stessi. Un italiano vestito di nero che non ho il piacere di conoscere è andato avanti per minuti a chiamarci “amici dei mafiosi”, se poi s’è preso del “fascista” credo che abbia ricevuto esattamente quanto si era meritato, avendo usato il metodo fascista di bloccare un istituto democratico e denigrare gratuitamente in massa chi è stato eletto dai cittadini.
    Come ho già scritto più sopra, il cartello con cui siete venuti in aula conteneva già un’accusa infamante rivolta a tutti i consiglieri ed assessori perciò, onestamente, non puoi stupirti se qualcuno, sentendosi offeso, ti manda a quel paese.

    Per quanto riguarda le dichiariazioni del sindaco, riporto alla lettera la Gazzetta della Martesana di lunedì: “Condivido la più che legittima richiesta da parte di questi lavoratori [quelli che hanno dichiarato di voler rientrare al lavoro] di poter accedere liberamente al loro posto. Non esiste che per entrare debbano farsi scortare dalla Polizia: le minacce e le intimidazioni dei presidianti non devono essere tollerate”. Ora, secondo te, di fronte ad un documento sottoscritto da 160 lavoratori che segnalano di non poter tornare al lavoro, può dire qualcosa di diverso da quel che ha detto? Ricordati che il sindaco è responsabile dell’ordine pubblico e in questa veste risponde direttamente al prefetto.
    Tu dici che le firme sono state estorte; io posso anche crederti, almeno per una parte, come personalmente ho visto alcuni dei lavoratori manifestanti annuire chiaramente nell’incontro di giovedì alle affermazioni del sindaco che è necessario arrivare una mediazione per chiudere la vertenza.
    Quel sindaco è la stessa persona che ha svolto una serie di incontri coi lavoratori, coi sindacati, con Esselunga, con la cooperativa, impegnandosi in questa vertenza come non ha fatto con nessun’altra vertenza sul territorio: mentre la tutela dell’ordine pubblico ricade certamente tra i compiti del sindaco, questo lavoro di mediazione non rientra affatto nei suoi compiti, ma l’ha fatto lo stesso. Prova a chiederti perché.

    Io ho letto la lettera del prefetto da te citata, è arrivata lunedì, in pratica dice: caro sindaco, visto che ci sono delle trattative in corso, aspetto ancora, ma ti ricordo che tu hai il dovere di far rispettare l’ordine e le norme igieniche. Non è difficile leggere in queste righe un messaggio che dice: finché il sindaco è in grado di portare avanti una trattativa, il prefetto aspetta, ma se la trattativa non esiste più il prefetto non aspetta più. Non è il sindaco che “progetta/programma” lo sgombero – come avete scritto sul vostro cartello – ma è l’azione finora svolta dal sindaco che ha probabilmente rinviato lo sgombero.

    Nino, con tuto ciò non sto minimamente sottovalutando gli episodi di sfruttamento da voi descritti né intendo aoolutamente ridurre il vostro presidio ad un problema di ordine pubblico. Come ricordato nell’incontro di giovedì, il sindaco (e la giunta, tra cui il sottoscritto) non ha il potere di ispezionare e controllare le condizioni di lavoro né ha il compito di giudicare. Vi sono organi preposti a questo, a partire dai sindacati fino ad arrivare alla magistratura. Voi avete scelto i cobas a rappresentarvi ed io, divesamente da altri amici, non giudico questa scelta. Mi chiedo però se non sia possibile un punto di contatto diretto tra i sindacati che sono già dentro il posto di lavoro e quelli che oggi sono fuori. Perché il punto vero è questo: solo un sindacato forte ed unito è la garanzia che domani queste situazioni non si ripetano, solo il sindacato può garantire un controllo continuo e puntuale, non il sindaco. Il sindaco può solo tentare di far partire questo percorso. Ci ha provato, ha trovato una soluzione, non è piaciuta (anche se tu dici di non averla vista), si era reso disponibile ad un altro tentativo, s’è beccato del mafioso. E’ stata una scelta intelligente?

  14. Ciao Nino,

    Attenzione ad alcune affermazioni, nessuno ha mandato i vigili a controllare il camper o ha fatto sequestrare dei bancali. La polizia locale a Pioltello lavora in maniera autonoma e non su telefonate almeno non da parte dell’amministrazione comunale.
    Detto questo concordo con te che prima di minacciare di multare chi accumula bancali momentaneamente sul marciapiede in attesa di sistemarli per poterli utilizzare per riscaldarsi ci sarebbero molte aziende in Pioltello da multare perché accumulano sulle nostre vie materiale non idoneo.

    “Nulla ispira a un uomo tanti sospetti quanto il fatto di sapere poco”. Francis Bacon

    Paul

  15. ciao giuseppe, ciao paul, (in questo caso non uso le maiuscole per mera pigrizia), sono italiano e non ero presente all’incontro in quanto disperso per pioltello ma in ogni caso non essendo un rappresentante sindacale la mia presenza era marginale, è ovvio ed evidente che abbiamo modi diversi di intendere e di agire, come penso all’interno della giunta stessa ci siano modi e comportamenti diversi. anche se ribadisco che concedere la parola a luis non avrebbe sovvertito l’ordine costituito dello stato.
    voglio però tornare sul problema di fondo, ovvero i lavoratori delle cooperative, noi è da circa 4 anni che li appoggiamo in un coordinamento di sostegno, noi siamo: sindacalisti, centri sociali, impiegati/e, operai/e, precari/e, disoccupati/e, studenti e studentesse, in questi 4 anni ci siamo sempre mossi e scontrati con i “giganti” della logistica e della grande distribuzione, e ovunque la situazione era similare, sfruttamento, caporalato, cottimo, aggressioni, vessazioni, evasione ed elusione fiscale ….. e la lista sarebbe lunghissima, e in tutti questi posti sono presenti all’interno i sindacati, i quali si “svegliano” nel momento che la pentola viene scoperchiata, quindi accusare il si-cobas e i centri sociali di strumentalizzare queste battaglie di dignità è assolutamente fuori luogo,
    a piacenza alla tnt successe una cosa analoga, la situazione andava avanti da anni, i lavoratori andavano verso le 18 ai cancelli per sapere se alle 23 avrebbero lavorato, cedolini con un netto di 7 euro …. vabbè non la faccio lunga, silenzio delle istituzioni, dei sindacati fino al primo picchetto con blocco dei tir, http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/16/facchini-stranieri-licenziati-per-aver-protestato-alla-tnt-di-piacenza-calpestati-tutti-i-diritti/145753/ a quel punto le istituzioni piacentine intervengono con forza nei confronti del consorzio http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/23/tnt-piacenza-ecco-l%E2%80%99accordo-ma-alla-cgil-fanno-paura-i-cobas/147419/ dopodichè intervengono i “confederali”, devo ammettere, mettendoci la faccia e prendendosi pure qualche fischio, per prendersi un pochino di merito pure loro e per forzare il consorzio ad accettare nella delegazione trattante anche il si-cobas, e (per il momento) vissero tutti felici e contenti.
    ora, a pioltello i lavoratori hanno scioperato per chiedere che gli venga applicato il contratto (firmato da cgil, cisl, uil) con il quale sono stati assunti, per questo sono stati licenziati (licenziamenti politici), altro sciopero per il reintegro dei licenziati e l’applicazione del ccnl, testuggine di crumiri gente estranea alle cooperative e operai reclutati casa per casa e portati nei bar a bere fino al momento dello scontro guidato da longo sulla sua audi a8 blindata sotto gli occhi e telecamera di tre agenti della digos (stranamente assenti le truppe in un giorno di sciopero), altri licenziati, altro sciopero, mentre siamo a volantinare e discutere nel parcheggio con i lavoratori non sindacalizzati, molti dei quali convinti e decisi a rimanere fuori a fare lo sciopero, arrivano celere e carabinieri con i “capetti” a “rastrellare” i lavoratori per portarli dentro (tutto filmato) ultimo sciopero, stessa strategia, i capetti che entravano e uscivano a cercar di convincere i lavoratori ad entrare, fino all’intervento delle forze dell’ordine, ma i lavoratori che fessi non sono, si portano tutti dietro di noi (tutto filmato)per non farsi portare dentro come degli schiavi, ora vi pongo qualche domanda, ma il “sindacato” non ritiene che qualche motivo per appoggiare questi scioperi ci sia ? ma può essere credibile e rappresentativo un “sindacato” che fino ad ora non ha avuto il “permesso” di appendere una bacheca sindacale nei due siti dove esporre i propri comunicati (sempre che ne faccia) . (ricordo che l’interlocutore è il sig. longo, quello che molto maldestramente ha auspicato su la7 che gli operai che vogliono entrare a lavoro si facciano giustizia da soli)
    paul, scusa ma essendo di milano, ed aver visto per anni la “locale” alle piene dipendenze di decorato per problemi di questo tipo ho banalmente generalizzato, anche se questi “eccessi di zelo” danno un po’ da pensare.
    giuseppe, i cartelli esposti domandavano solo al sindaco, alla giunta, al consiglio e alle istituzioni tutte, una presa di posizione ben precisa, evidenziando accadimenti assai strani accaduti a controparte.
    ora, se io per essere “democratico” devo accettare queste regole, perdonatemi, ma non lo sono, e anzi mi ritengo un intollerante nei confronti di chi tollera troppo.

    un saluto
    nino

  16. Nino, anzitutto grazie di aver accettato un confronto pubblico su questa pagina, a maggior ragione in questo momento in cui, da parte di Cobas, riceviamo il seguente messaggio che chiude definitivamente la collaborazione con il consiglio comunale, col sindaco e con la Lista:

    “…l’inutilità di un’istituzione come il consiglio comunale di Pioltello, che si è scandalizzato perchè i lavoratori, violando il regolamento, hanno preso parola senza diritto di farlo, per poi passare la serata a discutere di parcheggi e marciapiedi e finire col piangere lacrime di coccodrillo per la violenza subita da parte dei Cobas.Vista la loro pochezza, e soprattutto la loro inutilità politica, abbiamo forse sprecato anche troppo risorse per costoro”.

    Data la nostra pochezza ed inutilità, risulterà inutile ricordare che lo scandalo non viene dall’interruzione dei lavori del consiglio in sé – come già scrivevo l’altro giorno – ma del messaggio che si è voluto comunicare in quella interruzione, con parole d’ordine e cartelli preparati con ampio anticipo rispetto alla serata (come l’incursione della televisione) e quindi non dipendenti dalla scelta di far parlare o meno i lavoratori quella sera: il messaggio che cooperativa, istituzioni e mafia sono compari in questa vicenda. Su questo punto, Nino, purtroppo non posso far finta che fosse uno sprone e non un’accusa infamante.

    Del resto del tuo intervento, invece, condivido quasi tutto. In particolare, ho apprezzato quando dici:

    “ma il sindacato non ritiene che qualche motivo per appoggiare questi scioperi ci sia? ma può essere credibile e rappresentativo un sindacato che fino ad ora non ha avuto il permesso di appendere una bacheca sindacale nei due siti dove esporre i propri comunicati (sempre che ne faccia)?”

    Certo che il sindacato deve essere credibile e rappresentativo! Certo che tocca proprio al sindacato entrare, vegliare, organizzare, proporre e combattere! Certo che tocca al sindacato ritrovare l’unità – superando le divisioni di sigla e di storia – per ripristinare la legalità laddove è violata! Proprio per questo, la soluzione della vertenza può essere facilitata, ma non trovata, dal Comune. Il senso della proposta fatta nuovamente giovedì sera (un luogo dove i diversi sindacati si incontrino coi lavoratori, andando olre le mancate comunicazioni delle scorse settimane) era questo. Proposta accettata verbalmente dai presenti e smentita pochi minuti dopo in aula. Lo scrivo qui, come testimone presente e diretto, a futura memoria.

    La Lista ne discuterà nelle prossime ore e, se lo riterrà necessario, aggiungerà altre parole a quanto già dichiarato e che condivido pienamente. insieme agli amici della Lista, valuterò se esistano spazi residui per tenere aperto il confronto, non tra noi e i Cobas (operazione che concordo essere uno “spreco di risorse”) ma tra tutti i sindacati ed i lavoratori. Non mi sono fermato quando mi hanno dato dell’amico di mafiosi, ora mi danno “solamente” dell’uomo dappoco ed inutile…

  17. Ciao,
    in questi giorni ho seguito, per quello che ho potuto la lotta degli operai licenziati dalla cooperativa che lavora per esselunga. Anche l’altra sera quando gli operai hanno tentato di partecipare al Consiglio Comunale, mi è capitato di seguire la questione guardando la trasmissione televisiva su la 7. Poi ho avuto occasione di leggere gli interventi su questo blog e sono rimasto veramente colpito dalla violenza della maggior parte di essi. Io, forse perché ho vissuto quegli anni settanta che adesso vengono visti come il fumo negli occhi da chi non c’era (per questioni anagrafiche) o da chi pur essendoci e avendoli vissuti da protagonista ora se ne pente, non riesco a non stare che dalla parte dei più deboli, comunque e sempre, dalla parte dei più deboli. Non mi aspettavo una reazione così anche se, mi rendo conto, viviamo in un momento dove vogliono convicermi\ci che il nostro paese va a rotoli a causa di un articolo di una legge proprio del 1970, che l’unica cosa che fa non permette il licenziamento di lavoratori SENZA GIUSTA CAUSA. Ringrazio molto Luigi Consonni per le parole che ha usato e con le quali sono totalmente d’accordo, come ringrazio molto Fabiano che pur esprimendo una posizione completamente diversa, usa il tono di chi è veramente dispiaciuto per il verso che ha preso questa storia e non si trincera dietro altisonanti dichiarazioni di democrazia violata. Proprio oggi sfogliando una bella rivista che si chiama LO STANIERO ho avuto modo di leggere una poesia di Paul Polansky , poeta degli zingari che, in quanto a ultimi, non hanno niente da invidiare a nessuno. Ve la voglio proporre nel tentativo di rilanciare la riflessione.
    Affamato
    Per quanto si sembrasse poveri, negli anni ’60 gli Spagnoli
    credevano che gli Americani fossero tutti ricchi

    Alla fine del primo anno facevo davvero la fame.
    Avevo venduto il biglietto di ritorno per comprarmi dei libri.

    Poi persi venti chili e non riuscivo a ricordare
    l’ultima volta che avessi fatto un pasto come si deve.

    Insegnavo inglese, facevo la comparsa in qualche film,
    ma non abbastanza da mangiare tutti i giorni.

    Un mattino vidi degli Zingari che scavavano una fossa.
    Conservavano il pranzo in fazzoletti bianchi

    vicino alla parete a cui lavoravano. Non esitai.
    Corsi lungo il marciapiede e agguantai tutto quanto potessi trasportare.

    Uscirono dalla fossa correndo come cani impazziti dietro
    a un gatto. Mi toccò mollare qualche fagotto per andare più veloce.

    Schivai macchine e donne che spingevano passeggini. Ero
    così spaventato al pensiero che mi prendessero che mi misi

    a mangiare mentre correvo, ficcandomi in bocca un pomodoro
    salame, formaggio, pezzi di pane, un morso di mela.

    svoltai un angolo, trovai una porta aperta e salii,
    due gradini alla volta, al secondo piano,

    dove mi accucciai in un angolo e divorai tutto, famelico,
    finché non rimasero che tre fazzoletti bianchi.

    di Paul Polansky (da Poems, 1994 – 1977)

  18. Cari amici della Lista di Pioltello, vi seguo da lontano, con simpatia anche se non aderisco al vostro movimento politico.
    Rispetto a questa vicenda vi dico meglio tardi che mai…
    Su questa vicenda c’erano già diversi indizi che portavano ad identificare nel contorno della protesta alcuni figuri che poco hanno a che fare con la difesa dei diritti dei lavoratori. Centri Sociali, antagonisti, una sigla sinadacale di dubbia capacità contrattuale e strategica che lascia ampi spazi a personaggi di quel genere e che sfruttano le sfortune di povera gente per farsi un nome ed una pubblicità sulle spalle di chi non prende da mesi lo stipendio, senza preoccuparsi di trovare uno sbocco serio e concreto per le persone.
    La prossima volta bisogna agire con attenzione. Giusto sostenere cause di questo tipo. Ci mancherebbe. Credo che sia anche doveroso proprio per i tempi che viviamo. Ma forse certi comunicati sbagliati all’inizio della vicenda, l’adesione alla manifestazione e il silenzio dopo i tafferugli al presidio, sono stati un errore…Con affetto Massimo

  19. Ciao Giuseppe, ciao a Tutti, è evidente che ci siano modi diversi di agire e di “praticare” , “linutilità istituzionele” è rivolta alla “lungaggine” e allo “spreco” di risorse fisiche e temporali, mi spiego: rivendicando, e senza nessun rimorso, sia ben chiaro,
    il presidio è in piedi dal 1 novembre 2011, e tutti i giorni e tutte le sere fino a notte ha visto e vede la presenza sia dei lavoratori che dei “solidali”, sono quasi 4 mesi,
    dopo le “prove di forza” si sta provando a prendere il “fortino” per fame, per stanchezza, e la propaganda contribuisce a creare nervosismo.
    All’astrattismo delle “istituzioni” talvolta sarebbe buona cosa anteporre la concretezza e la praticità delle persone, tutte sullo stesso piano, senza la “sindrome del palco” che tende sempre a creare “complessi”. ma avremo occasione di parlarne davanti a un bel caffè (non quello della macchinetta in comune che è pessimo !!!! )

    a Fabiano che dice “Eravamo tornati a slogan di trentanni fa’ e ove nei contenuti vi fosse anche del vero e del buono, nei modi e negli obiettivi le mie strade si stavano allontanando dalle loro. Il mio obiettivo non è la lotta di classe.”,
    rispondo che anche per noi la lotta di classe non è l’obiettivo, ma è la pratica quotidiana, con la frantumazione sociale che c’è in giro o ci si riappropria del concetto di “classe” o è la fine, e poi se gli slogan sono quelli di 30 anni fa è perchè le condizioni del lavoro e i diritti son tornate quelle, se non peggio.

    Se voleste perdere un po’ di tempo per rendervi un po’ conto di quello che c’è in giro vi allego un po’ di link (appello rivolto sopratutto a Massimo Bonini) che vi segue da moolto lontano ….

    http://www.sicobas.org/index.php/cooperative-2/780-liquidata-la-cooperativa-arcolaio

    http://www.sicobas.org/index.php/cooperative-2/767-comunicato-su-af-logistics

    http://www.sicobas.org/index.php/notizie/ultime-3/781-ancora-il-qmalaffareq-nelle-cooperative

    e questo è il documentario “Mai più sfruttati”, a cura del collettivo La Sciloria.
    Il documentario è una video inchiesta sul mondo delle cooperative della logistica e sull’esperienza di lotta dei lavoratori uniti nel “coordinamento a sostegno dei lavoratori delle cooperative”.

    un saluto
    nino

  20. ho seguito con attenzione il dibattito che si è svolto su queste pagine (tutto al maschile, sarà un caso?), con attenzione ma con grande amarezza. Non ho l’abitudine di intervenire, ma dopo il messaggio di Bonini proprio non riesco a non dire la mia. Quanto segue è stato pensato questa mattina, ma posso postarlo solo ora perché io, a differenza di chi sta dimostrando al freddo, ho la fortuna di avere un lavoro.

    Se provate a rileggere i vari messaggi, vi renderete conto che in tutto il carteggio si parla (con molta rabbia) di Cobas, di autonomi, di Centri Sociali e pochissimo, veramente poco dei lavoratori licenziati.

    Presi dagli eventi avete accantonato i veri protagonisti della vicenda, quei 25 lavoratori stranieri che si sono visti presentare una lettera di licenziamento semplicemente perché avevano rivendicato dei diritti, perché hanno accusato la cooperativa di sfruttamento e di schiavismo.
    Parole forti queste ultime?
    Non credo, chi ha sentito e parlato con quei lavoratori sa qual è la paga oraria, sa che spesso lavorano a chiamata o, costretti a lavorare oltre l’orario stabilito, in situazioni a rischio e senza le complete misure di sicurezza.
    Lavoratori che, proprio perché “dipendenti” di cooperativa, non hanno probabilmente neanche diritto all’indennità di disoccupazione e ai tanto sbandierati ammortizzatori sociali….
    Loro sono i soggetti di questa vicenda…ma loro in questo scrivere appaiono solo come ombre in secondo piano.

    Si attaccano i Cobas e i Centri Sociali a prescindere, per il solo fatto di essere e di esistere, quasi che tali realtà siano sempre e comunque nemici incapaci di ragionare, valutare, agire.
    Ma se non ci fossero stati loro a raccogliere il grido di dolore di quei lavoratori (dolore vero, quei lavoratori licenziati hanno famiglie a cui dare da mangiare, mutui da rispettare, scadenze da pagare), se non fossero stati organizzati presidi duri, manifestazioni, contatti con la stampa, quei lavoratori ora sarebbero semplicemente soli, dimenticati e senza alcuna speranza di lavoro!

    Non credo che stare tre o più mesi al freddo sia una scelta facile, così come non è facile decidere di salire su una torre, su un palazzo e resistere nonostante tutto; può forse non essere democratico interrompere un consiglio comunale (certo che la democrazia è una coperta davvero corta), ma sicuramente è anticostituzionale licenziare dei lavoratori senza giustificato motivo.

    Null’altro, il mio bisogno di scrivere è solo un piccolo tentativo di riportare l’attenzione su loro, sui lavoratori stranieri licenziati, con le loro maggiori difficoltà di farsi comprendere, di comunicare, di riuscire a capire completamente tutti i risvolti di quanto gli viene “urlato”. Riportare l’attenzione su quelle persone, quei lavoratori che hanno affrontato un lungo viaggio nella speranza di una vita serena e decente che invece gli è stata negata.

    preciso per chi non mi conosce, onde evitare equivoci o facili etichettature, ho 52 anni e quindi anagraficamente non appartengo ai Centri Sociali e la tessera sindacale che ho in tasca non è quella dei Cobas

  21. Ringrazio quanti stanno partecipando a questo dibattito e stanno apportando dei contenuti. Mi sembra a tutti ben chiara la situazione dello sfruttamento dei lavoratori e di quanto viene correttamente chiamato schiavismo, e non è stato messo in dubbio lo sforzo immane che stanno facendo da tre mesi. In tanti abbiamo seguito e partecipato l’evolversi della situazione e tuttora le nostre sensibilità non possono certo chiudere l’argomento e arroccarci sui principi.
    Il punto sta ora nei modi e negli obiettivi con cui portare avanti questa corretta battaglia.
    Riportare l’obiettivo sui 25 lavoratori licenziati vuol dire cercare di inserirsi con forza nella ricerca della miglior mediazione possibile che riporti il lavoro a chi è stato tolto. Credo che lo condividiamo tutti, ma pian piano il fronte è diventato un altro e lo stesso è valido, ossia far leva su questa situazione per far incrinare le modalità sfruttatrici delle cooperative e di chi le utilizza.
    Due obiettivi diversi e validi entrambi. Solo che per ottenerli serve una strategia che cerchi l’unità tra le forze ove possibile ed è qui che le questioni si fanno più ostiche.
    La guerra interna tra chi auspica medesimi obiettivi è un suicidio, è una strategia errata. Vuol dire non volere utilizzare tutte le risorse possibili sui due diversi obiettivi.
    Il rischio è di dimenticarsi tutto ciò per scegliere la strategia del conflitto sempre e a priori, che purtroppo non può che dividere, lacerare e lasciare tutti con un pugno di mosche, tanta amarezza e nessuna incisività contro chi lo sfruttamento lo agisce (le cooperative) e chi le utilizza e ne ha tutta la responsabilità morale (Esselunga) e indisturbato prosegue.
    Detto ciò ribadisco il personale appoggio al presidio, nonostante non condivida le posizioni di chi lo vuol intendere, far diventare e tener in vita come baluardo della rivoluzione. Un po’ meno di demagogia e un po’ più di buon senso farebbe bene a tutti.

  22. Riportio l’articolo apparso sulla stampa fiorentina che vede implicate vecchie conoscenze: i prestanome Del Negro, già noti rappresentanti della cooperativa Papavero che opera per la GLS a Cerro al Lambro (MI). Qui, nell’agosto del 2010, furono licenziati 15 lavoratori del S.I. Cobas in seguito alla lotta contro le condizioni di lavoro imposte dalla cooperativa.

    L’intreccio tra “sistema cooperative” e malaffare, da noi già più volte denunciato, trova quindi una nuova conferma. Non si tratta di episodi contingenti, di mele marce sparse qui o là – come vorrebbero farci credere – è una condizione strutturale in base alla quale, in parallelo all’attività delle cooperative, nella maggioranza dei casi, si accognagna una illegalità diffusa che si esprime a vari livelli e forme. Alle istituzioni preposte, nelle varie articolazioni, il compito di combattere il malaffare.
    Noi continueremo la lotta contro questo sistema che genera enormi profitti con lo sfruttamento di centinaia di migliaia di lavoratori, con l’aggravante di una sostanziale illegalità (buste paga, contributi, sicurezza, condizioni di lavoro, caporalato, …) e la negazione di ogni diritto.

    “Firenze. «Colletti bianchi» in arresti per corruzione e reati fiscali.
    Un notaio, 4 imprenditori, 4 commercialisti, un dipendente del ministero dello Sviluppo economico e tre prestanome sono i destinatari di 13 misure cautelari
    Un notaio, quattro imprenditori, quattro commercialisti, un dipendente del ministero dello Sviluppo economico e tre prestanome sono i destinatari di 13 misure cautelari che ha eseguito la guardia di finanza di Firenze. I destinatari dei provvedimenti, disposti dal gip su richiesta della Procura, sono accusati di bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sui redditi e corruzione. È in corso il sequestro di beni per 4,5 milioni di euro.

    Il sequestro (immobili, conti correnti e quote societarie), è l’importo equivalente all’entità delle imposte (più sanzioni ed interessi) non versate al Fisco in cinque anni. Per quanto riguarda le misure cautelari, nove sono arresti domiciliari, una detenzione in carcere, due sono obblighi di dimora e una riguarda la sospensione dall’esercizio professionale. Tra le persone agli arresti domiciliari, c’è il dipendente del ministero, accusato di corruzione. L’operazione è denominata «colletti bianchi».

    Bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sui redditi. Sono i reati contestati al commercialista fiorentino Nicola Ermini, 53 anni, arrestato dalla Guardia di Finanza su ordine della procura di Firenze. Destinatarie di misure cautelari anche altre dodici persone, tra cui commercialisti, imprenditori, un notaio e un dipendente del ministero dello sviluppo economico. Otto le persone denunciate. Confiscati beni per 4,5 milioni di euro. Secondo l’accusa Ermini, tesoriere della Margherita e membro del collegio sindacale della centrale del latte di Firenze nel 2007, coinvolto nel crac della banca Romanelli avvenuto nel 2003, avrebbe commesso gravi irregolarità nella gestione della ditta edile Tecnorent, con sede a Firenze e fallita nel 2009, di cui era il legale rappresentate. Secondo quanto accertato dagli investigatori, coordinati dai pm Giuseppe Soresina e Angela Pietroiusti, nel 2006 la società avrebbe realizzato fittizi aumenti di capitale. In un caso con l’acquisizione di un ramo di un’azienda edile campana, la Fratelli Esposito snc, il cui valore, 835.000 euro, si è basato su una perizia contenente dati non veritieri. In un’altra occasione, attraverso il conferimento di obbligazioni di una società mineraria spagnola, il cui valore era di fatto pari a zero. Ancora, distraendo dalle casse sociali 235.000 euro, sotto forma di compensi mai approvati dall’assemblea dei soci.

    Ermini, che risulta titolare di circa 75 partite Iva, si è spogliato formalmente di tutti i suoi beni, tra cui due immobili di prestigio nel centro di Firenze, in modo da sottrarli alle riscossioni forzose da parte del fisco, intestandoli a tre prestanome: Denis Del Negro, 23 anni, finito agli arresti domiciliari, il padre Samuele Del Negro, 43 anni e il nonno Giancarlo, entrambi sottoposti ad obbligo di dimora nel comune di Firenze. Essenziale la complicità di un notaio residente a Firenze, Giuseppe Greco, 62 anni, agli arresti domiciliari. Nell’ambito dell’operazione, denominata «colletti bianchi» sono finiti ai domiciliari anche gli imprenditori campani Felice Esposito, Giuseppe Esposito, Marco Longobardi e Giuseppe Esposito, oltre ai commercialisti Diego Lambertini e Francesco Mazzeo, entrambi residenti in Campania. Interdetto dall’albo un altro commercialista di Napoli. Ai domiciliari, per il reato di corruzione, anche il dipendente pubblico Valter Canavese, 51 anni, accusato di aver ricevuto somme di denaro per favorire le persone coinvolte nel fallimento. 26 gennaio 2012 da corrierefiorentino.corriere.it”

    nino

  23. Ciao a tutti, scusate se non sono riuscito ad intervenire prima ma è ormai da un mese che devo lavorare con il doppio turno ed alla sera sono bollito.
    Ho seguito con simpatia e ho cercato di dare un appoggio alla lotta dei lavoratori estromessi dalla Safra.
    Conosco la vicenda dall’interno da momento che sono il medico curante di diversi lavoratori delle cooperative esselunga e posso confermare che le condizioni di lavoro che riferiscono sono dure e il rispetto dei diritti delle persone scarso.
    Per inciso nel nostro ambulatorio di Seggiano prestiamo assistenza a tutti quelli che ne hanno bisogno sia che abbiano o meno il permesso di soggiorno.
    I miei pazienti dicono anche che non tutte le cooperative sono uguali, che alcuni lavoratori si ritengono fortunati per non lavorare alla Safra e che la presenza sindacale all’interno è debole.
    Vi sono sicuramente anche lavoratori che pur simpatizzando con le richieste dei lavoratori licenziati
    vorrebbero che si trovasse una soluzione di mediazione di questa vicenda e probabilmente non tutte le 160 firme di coloro che chiedono di lavorare sono state estorte.
    Vi sono dei lavoratori di altre cooperative che sostengono con una punta di amarezza di aver tratto beneficio indiretto dall’azione di lotta dei 25 licenziati perché la paura di un contagio della protesta ha indotto un miglioramento delle condizioni di lavoro delle altre cooperative, riducendo e non aumentando la disponibilità alla mobilitazione.
    La situazione è quindi complessa.

    Sono anche uno di quei consiglieri comunali che è stato tacciato di essere venduto, amico dei mafiosi, ed invitato a vergognarsi.
    Le accuse peggiori non venivano dai lavoratori della safra, che principalmente si limitavano ad esporre dei cartelli che probabilmente non avevano nemmeno scritto loro ma da un gruppo di persone, alcuni del Centro Sociale Vittoria, che li accompagnavano.
    Ho sicuramente risposto agli insulti che mi sono stati rivolti con male parole , ma è stata la reazione obbligata a quella che con il senno di poi ho capito essere stata una provocazione ben orchestrata, provocazione resa necessaria dalla necessità di trasformare il consiglio comunale in evento televisivo all’insaputa di chi si trovava li a svolgere al sua funzione di rappresentante dei cittadini di Pioltello.

    Hanno poi scritto: “Vista la loro pochezza, e soprattutto la loro inutilità politica, abbiamo forse sprecato anche troppo risorse per costoro”.
    Come avrete intuito, riecheggia in perfetto stile un volantino dell’autonomia operaia degli anni settanta così come molto da vicino mi ha ricordato quel periodo la prosa di alcune delle persone che ci insultavano durante l’interruzione del consiglio.
    Ho il dubbio che la volontà di chi oggi sta appoggiando e di fatto gestendo la lotta dei 25 licenziati sia quella di trovare una soluzione con un accettabile livello di compromesso del problema e che probabilmente si cerchi di puntare ad una radicalizzazione dello scontro a partire da Pioltello “emblema della lotta di classe”.

    Vorrei dire a Luigi, Daniela e Guido, visto che ci conosciamo da anni, che nessuno di noi, e qui parlo degli amici e compagni della Lista, definita “gente da poco”, ha dei dubbi se stare o meno dalla parte di chi è oppresso, e che siamo consapevoli che le ingiustizie colpiscono non solo loro ma tutti noi.

    Ho molti dubbi che il gruppo degli estromessi dalla Safra possa rappresentare l’avanguardia del processo rivoluzionario e temo purtroppo che stiano rischiando di finire come vittime sacrificali di chi pensa a questa vicenda come la punta avanzata della lotta di classe..

    Però non ho nessuna intenzione di farmi insultare perché appoggio un’amministrazione che ho sostenuto e che sta faticosamente cercando una soluzione di mediazione al problema o perché ho rivendicato il diritto allo svolgimento del consiglio comunale che non è un consiglio di amministrazione di un’azienda privata ma rappresenta tutti i cittadini di Pioltello o perché non condivido la riproposizione di una pratica a mio avviso settaria della lotta politica .
    Sicuramente possiamo trovare tempo e luoghi per continuare a parlarci.

  24. nino, a proposito di illegalita’, sai che copiare/incollare un articolo senza averne il permesso è illegale? Lo dico per gli amici della LxP che potrebbero avere problemi se il Corriere scopre la cosa…
    Detto cio’, mi sembra che riportare articoli su altri casi sia voler fare di tutta l’erba un fascio: se una cooperativa e chi la gestisce opera in maniera illegale allora tutte agiscono in maniera illegale.

  25. Se la cosa può causare “problemi” chiedo che il mio post del 18 febbraio 2012 alle 20:38 venga rimosso dai moderatori del sito, provvederò a reinserirlo con il solo link all’articolo.
    All’osservazione di Kadath, rispondo che senza voler generalizzare, probabilmente, il fenomeno dell’illegalità (di vario tipo) nelle cooperative nel settore “logistica e grande distribuzione”, quando dietro si hanno nomi di autentici colossi quali: GLS, DHL, BILLA, ESSELUNGA è più diffuso di quanto noi tutti possiamo immaginare….

    nino

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