Anche loro sono Pioltello

Ben riuscito l’incontro pubblico “Anch’io sono Pioltello” organizzato il 23 marzo dalla Lista per Pioltello e da CGIL: alla presenza di circa 70 persone, è stato fatto il punto sulla campagna “L’Italia sono anch’io“, che ha raccolto oltre 50.000 firme a sostegno di due leggi di iniziativa popolare per i diritti civili degli stranieri, si è fotografata la presenza dei migranti in Lombardia ed a Pioltello in particolare e si iniziato a discutere su come coinvolgere maggiormente i 9000 pioltellesi non italiani nella vita sociale e politica della nostra città.

Piccolo ma molto attivo il numero di migranti presenti all’incontro, protagonisti assoluti con le loro storie personali “sospese tra due mondi”, cariche di speranza ma anche di disillusione verso questo Paese dove costruire il futuro dei propri figli. Emblematica rispetto ai temi della campagna “L’Italia sono anch’io” la testimonianza di un giovane, indistinguibile da un qualsiasi coetaneo italiano ma nato da genitori stranieri ed emigrato qui da piccolissimo e quindi privo della cittadinanza italiana, situazione che gli impedisce l’accesso ad una serie di lavori, ad esempio nelle forze dell’ordine e nell’esercito.

Da questo incontro (ri)parte il cammino per portare un quarto dei nostri cittadini ad occuparsi della “cosa pubblica” ed a far sentire la propria voce, in attesa che la legge consenta loro finalmente di scegliersi il sindaco ed essere eletti nel consiglio comunale. Il materiale informativo prodotto per l’incontro sarà messo a disposizione delle scuole e delle associazioni.

Approfondimenti:

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4 pensieri riguardo “Anche loro sono Pioltello

  1. bravi!
    ho prelevato i due file PDF, che possono essere davvero preziosi.
    vi ringrazio tanto tanto.

  2. Ottimo argomento !!, sarebbe interessante avere anche i dati dell’ultimo decreto flussi (2010/2011) che a fronte di 10.000 posti circa sono arrivate più di 500.000 richieste (la maggior parte per persone che sono già in italia e lavorano, in nero ovviamente e non per volontà loro o del datore di lavoro ) ad esempio a milano molti di quelli/e che rientravano nelle quote ad oggi non hanno ancora ricevuto risposte dalla questura o dal Dipartimento del Lavoro ….

    nino

  3. DIRITTI NEGATI

    “L’Italia sono anch’io”, futuro incerto
    Pdl e Lega si alleano e fanno blocco

    La riforma della legge sulla Cittadinanza, che consentirebbe ai bambini nati in Italia di essere cittadini italiani, sembra destinata a non vedere la luce in questa legislatura. Il Popolo della Libertà e la Lega ritrovano l’intesa. Nel timore però che il tema aiuti la campagna elettorale del Pd, il Pdl cambia rotta per accontentare il partito di Bossi, nonostante molti suoi deputati siano favorevoli a soluzioni progressiste
    di CARLO CIAVONI
    Lo leggo dopo

    ROMA – Era il 26 novembre scorso, quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, auspicava che il Parlamento affrontasse e risolvesse la questione della cittadinanza italiana ai bambini nati nel nostro Paese 1, figli di immigrati. Negare quel diritto – aveva detto il Capo dello Stato – “sarebbe un’autentica follia, una assurdità”. Ieri, di fatto, l’assurdità s’è compiuta: si è chiusa infatti la discussione delle proposte di legge in Commissione Affari Costituzionali della Camera, senza che nell’attuale maggioranza si trovasse un accordo. E tutto lascia supporre che, prima della fine della legislatura, il riconoscimento della cittadinanza non riuscirà a diventare applicabile alle centinaia di migliaia di bambini e ragazzi nati e cresciuti nel nostro Paese, che frequentano le nostre scuole, che parlano la nostra lingua, persino con le diverse inflessioni dialettali.

    “Ci avevamo sperato, ma non è bastato”. Andrea Sarubbi, deputato Pd, tra i più attivi in questa battaglia di civiltà, che ha visto impegnate in prima fila 19 organizzazioni nella campagna “L’Italia sono anch’io 2” e che ha sottoposto a prove estenuanti di mediazione tra soluzioni “temperate” e ipotesi più avanzate, ha scritto sul suo blog

    che “forse abbiamo detto addio alla possibilità di approvare la riforma in questo ambito prima della fine della legislatura. Ci avevamo un po’ sperato con il cambio di governo – ha detto il deputato, giornalista proveniente dal mondo cattolico – ma le ripetute dichiarazioni da Palazzo Chigi (‘lasciamo che a decidere sia il Parlamento’) ci avevano smorzato presto gli entusiasmi”. “Non dovevamo aspettarci grandi aiuti da Monti – ha scritto Sarubbi – impegnato com’è su altri temi e preoccupato di non compromettere l’equilibrio già precario della maggioranza, e dovevamo, noi del Pd da soli, cercare di convincere il Pdl. Ci abbiamo provato fino a ieri mattina, tenendoci lontani dallo scontro ideologico, ma non è bastato”

    Ottimismo esagetato. In effetti, era apparso a molti esagerato l’ottimismo di chi riteneva possibile l’approvazione di una legge riformata in senso progressista, che comunque avrebbe messo in discussione il legame mai spezzato e ancora profondo tra Pdl e Lega, nonostante le divisioni rispetto al governo Mondi. Le “viscere” leghiste hanno continuato a gridare “No” al diritto per i bambini di coppie straniere di ottenere la cittadinanza italiana e il Pdl – sia sul fronte delle “colombe”, che dei “falchi” – ha finito per cedere. “I giochi sono finiti – ha detto Andrea Sarubbi, analizzando quanto è accaduto ieri in Commissione – quando il Pdl ha capito che il fronte progressista avrebbe utilizzato la nuova legge sulla cittadinanza in campagna elettorale, dopo aver mostrato totale disponibilità alla mediazione”. Disponibilità del Pd, va detto, anche molto criticata da Arci e Cgil, su posizioni invece assai più rigorose e meno propense a mediazioni al ribasso. “Il sospetto che lo Ius Soli diventasse uno dei punti di forza nella campagna elettorale, ha indotto il Pdl, eccitato dalla Lega, a voltare faccia e a fare campagna contro”.

    Il percorso parlamentare dello Ius Soli. Proviamo a ricostruire ora il percorso parlamentare del diritto di Cittadinanza, negli ultimi quattro anni. Il Partito Democratico chiese, nel 2008, la calendarizzazione della riforma in Commissione Affari Costituzionali della Camera. La risposta del Pdl e della Lega, fu subito chiara: fecero melina mostrando di non avere alcun interesse al confronto. Il risultato fu che ognuno rimase delle sue opinioni e con le diverse proposte di legge nei rispettivi cassetti. In campo c’erano i disegni di legge di Gianclaudio Bressa (Pd), e quelli di Jole Santelli (Pdl), la stessa che circa un mese fa disse “mi vergogno di essere italiana”, all’indomani della sentenza di condanna dei funzionari e dei poliziotti colpevoli di violenze e depistagli, dopo i fatti della Diaz. Il Pd, nel luglio del 2009, attraverso Andrea Sarubbi fa un primo tentativo di coinvolgere il Pdl nella discussione sulla riforma della Cittadinanza. “La cosa seminò il panico. Ma trovai subito la firma di Fabio Granata, allora Pdl, e due mesi più tardi i firmatari diventarono 50. Erano di tutti i gruppi parlamentari (20 Pd, 20 Pdl, 5 Udc, 5 Idv) esclusa la Lega”, ricorda il deputato.

    Nel frattempo arrivarono altre proposte. Isabella Bertolini del Pdl, riconosciuta come il punto di congiunzione fra Pdl e Lega, sincaricò di preparare un testo unificato, “che però – ricorda Sarubbi – per gli immigrati adulti peggiorava la situazione, rispetto alla legge attuale, e per i minori non prevedeva nulla. Tuttavia, confidammo negli emendamenti e chiedemmo comunque la calendarizzazione in Aula. Il 23 dicembre 2009 si tenne la discussione generale. Intervennero 37 deputati, di vari schieramenti, e 28 di loro si dissero, sebbene con sfumature diverse, favorevoli alla cittadinanza per i figli degli immigrati: nati o cresciuti qui, prima o dopo la scuola, da genitori residenti o meno”.

    Ci si cominciava a credere. Circolava ottimismo, perché se era chiaro a tutti che si sarebbe dovuto discutere molto, era altrettanto vero però che il tema non era più un tabù. “Oltre tutto – dice ancora Sarubbi – la Commissione Cultura, nel dare via libera al testo Bertolini, pose come condizione che si prevedesse “una disciplina a parte per i bambini e i ragazzi”. Passò del tempo e, a gennaio 2010, la legge tornò in Commissione Affari Costituzionali, mentre le elezioni si avvicinavano e Futuro e Libertà di Fini espresse senza mezzi termini il desiderio che il destino della legge non fosse quello di entrare nel caos della campagna elettorale. “A luglio 2010 i finiani si staccarono dal Pdl – ricorda sempre Sarubbi – ma la legge rimase in Commissione, saldamente controllata dalla melina leghista”.

    Il Pd pensa al “piano B”. Fu quello il momento in cui il Pd cominciò a pensare al “piano B”: cioè rinunciare al confronto sugli adulti immigrati per cercare invece un’intesa solo sui minori. “Vennero presentate diverse proposte di legge, anche da Fli, Udc e Idv, e si chiese alla Affari Costituzionali di ripartire con l’esame su questo punto specifico – scrive sul suo blog il deputato Pd – alcune proposte costruttive arrivarono anche dal Pdl, come quella di Cazzola, che appoggiava lo Ius Soli temperato, o quella di Souad Sbai, che legava la cittadinanza al ciclo scolastico). Ma non bastò: il Popolo della Libertà era spaccato in due, con l’asse di ferro composto dalla relatrice e il capogruppo (cioè la Bertolini e Calderisi) dalla parte dei falchi”.

    L’ultimo mese e mezzo. La discussione generale è quindi durata un mese e mezzo, dal 14 giugno scorso ad oggi, senza che si arrivasse a nulla di concreto. “Le colombe del Pdl tacciono – dice ancora il deputato del Pd – limitandosi a presentare progetti di legge che non vengono poi a difendere in Commissione, e le uniche voci che si levano da quei banchi sono quelle contrarie. Come quella di Pietro Laffranco, ieri mattina: “La cittadinanza ai figli degli immigrati – ha detto il membro del Copasir – ‘è un atto di violenza sui bambini’, che sono costretti a diventare italiani senza volerlo”. Una “giravolta” insensata, la sua, e anche in malafede, visto che in tutte le proposte di legge sul tappeto, si parla del diritto dei bambini chiunque di decidere se mantenere o no la cittadinanza al compimento dei 18 anni.

    “Ci proverò fino alla fine, ma…” “L’ultimo intervento della discussione generale – ha scritto Sarubbi – è stato il mio, peraltro con qualche difficoltà a controllare l’emozione, per un argomento che mi fa battere il cuore. Rinuncio a presentare una mia nuova proposta di legge, non mi interessano le bandierine. Le carte sono tutte sul tavolo e la soluzione è a portata di mano per chi la cerca. Da questo Parlamento non verrà fuori la legge migliore del mondo per il Pd, ma credo che le riforme importanti – e quella della cittadinanza lo è, debbano essere il più possibile condivise. Per questo – ha concluso – ho invitato i colleghi del Centrodestra a non affossare la legge, che comunque il Partito democratico approverà certamente all’inizio della prossima legislatura, quando la maggioranza sarà con ogni probabilità diversa da quella attuale. L’invito, naturalmente, s’è perso nel vuoto: la discussione si chiude mestamente, rimandando ad un nuovo testo unificato, che forse non arriverà mai. Sono un parlamentare di buona volontà e ho il dovere di provarci fino alla fine. Ma se fossi un bookmaker avrei chiuso le scommesse da tempo”.

    http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2012/08/01/news/cittadinanza-40177790/,

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