Vince chi non smette di sognare

Foto di Antonio Mannarà

GianniDiVito

di Gianni di Vito

Lo scorso 4 giugno “Il viaggio di Vittorio Arrigoni” ha fatto tappa a Pioltello, grazie all’iniziativa promossa dalla “Rete per la Pace di Pioltello” che ha invitato la madre Egidia Beretta a raccontare l’utopia di Vik. 

Pieno l’auditorium di Cascina Dugnana; molti i giovani presenti, difficili da incontrare nelle serate organizzate dalla politica. Serata molto partecipata: il sentimento è trapelato anche dalla voce e dagli occhi di Egidia e come non poteva diffondersi in sala? e come non riconoscerle la determinazione di portare avanti il messaggio di Vittorio, pur vivendo il dolore della sua scomparsa?

Vittorio Arrigoni venne assassinato il 14 aprile di 4 anni fa nella striscia di Gaza, da un gruppo di  fanatici locali mentre operava per la pace come scudo umano a protezione dei più oppressi. Durante l’incontro, Vik (come veniva chiamato Vittorio dagli amici) è stato ricordato con la proiezione di un video e la lettura di stralci di suoi scritti, da cui traspare il costante impegno per la Palestina fin dal 2002.

I suoi reportage sono stati una fonte di informazione unica su ciò che accadeva nella Striscia di Gaza: Vittorio è stato infatti l’unico giornalista italiano – ed uno dei pochissimi al mondo –  a scrivere direttamente da Gaza durante i giorni dell’operazione “Piombo fuso”, la violentissima campagna militare scatenata dal Governo israeliano nei territori palestinesi tra dicembre 2008 e gennaio 2009 che ha fatto più di mille morti e oltre cinquemila feriti tra la popolazione civile. Durante quell’operazione, il sito di Vittorio divenne il blog più visitato in Italia.

Ed in questo contesto di sofferenza ed ingiustizia in cui Vittorio viveva il suo impegno quotidiano di cooperante, pronunciava con coraggio queste parole:

Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana.“

Restiamo umani” è il motto, divenuto celebre, con il quale amava chiudere ogni sua comunicazione. “Restiamo umani” è diventato quasi un intercalare della serata e deve essere oggi il grido che unisce e che ci rende consapevole del massacro che tutt’oggi continua in quella terra. Come ricordava Egidia “…la Palestina sta male…”. L’impegno per la pace e la risoluzione del conflitto attraverso la diplomazia passa per Vittorio da questa convinzione:

Io che non credo alla guerra, non voglio essere sepolto sotto nessuna bandiera. Semmai vorrei essere ricordato per i miei sogni. Dovessi un giorno morire – fra cent’anni – vorrei che sulla mia lapide fosse scritto quello che diceva Nelson Mandela: “Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare“. Vittorio Arrigoni: un vincitore.“

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Pubblicato su Pace

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