La voce dei poveri, la voce del popolo

bdrIl 24 marzo 1980 Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, fu assassinato mentre celebrava l’eucaristia. Il mondo ne restò sconcertato, ma per i salvadoregni non fu una sorpresa: la sua, infatti, era una morte annunciata.

La storia di questo omicidio e con lui la storia di questi decenni del popolo salvadoregno è stata raccontata nei particolari da don Alberto Vitali, su invito delle Acli di Limito lunedì 7 maggio. Don Alberto è un noto conoscitore di Romero e si è recato spesso nei luoghi in cui ha vissuto fino a  scriverne un libro che ne racconta la storia “Pastore di agnelli e lupi”.

Oscar Arnulfo Romero da alcuni anni si era trasformato nella “voce di denuncia più lucida e attendibile del paese”; punto di riferimento obbligato per chi volesse capire che cosa stesse davvero succedendo e il solo capace di rendere la dignità rubata a migliaia di vittime, che mai sarebbero passate alla storia.

Monseñor-Romero-sparo-2La sua omelia domenicale era ascoltata via radio da tutto il paese, unico metodo di comunicazione e di denuncia della brutale repressione del governo. Il giorno prima dell’omicidio aveva lanciato il suo monito invitando apertamente gli ufficiali e tutte le forze armate a non eseguire gli ordini, se questi erano contrari alla morale umana. Disse: «Io vorrei fare un appello particolare agli uomini dell’Esercito e in concreto alla base della Guardia Nazionale, della Polizia, delle caserme: Fratelli, appartenete al nostro stesso popolo, uccidete i vostri stessi fratelli contadini; ma rispetto a un ordine di uccidere dato da un uomo deve prevalere la legge di Dio che dice “Non uccidere”. Nessun soldato è tenuto ad obbedire ad un ordine contrario alla Legge di Dio. Vi supplico, vi chiedo, vi ordino in nome di Dio: “Cessi la repressione!”»

IMG_20180508_153532Il suo omicidio aprì una porta sul baratro per il piccolo paese centroamericano: più di ottantamila morti, tra uccisi e desaparecidos, in dodici anni di guerra civile.
Per comprendere la figura di Romero è necessario guardare anzitutto al suo popolo.
Lui, infatti, non sarebbe mai diventato profeta se non gli fosse toccato d’essere vescovo di un popolo profetico già prima di lui.
E non avrebbe mai avuto il coraggio di arrivare fino al martirio, se non gli fosse toccato d’essere vescovo di un popolo martire, molto più di lui.
Don Alberto ha concluso  augurando che con la canonizzazione Romero non diventi un “santino”, un esempio di spiritualità avulsa dalla storia ma esempio capace di lasciarsi modellare dalla storia. La canonizzazione di mons Romero avverrà entro fine anno e verrà annunciata a breve da Papa Francesco. Complimenti alle Acli per aver creato la possibilità di raccontare in città la storia di questo martirio contemporaneo rimasto impresso negli occhi di molti di noi.

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