La consigliera Marta Cervi racconta l’insegnamento al tempo del Covid-19

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Abbiamo chiesto alla nostra consigliera comunale Marta Cervi di condividere l’esperienza di professoressa in una scuola superiore al tempo dell’emergenza coronavirus.

Ciao Marta,  raccontaci  che materia insegni e che classi segui? Come sono andati questi due mesi?

Insegno lingua e cultura spagnola in un Istituto Superiore e ho classi dalla prima alla quinta. Sì, sono passati ormai due mesi dall’inizio di questa emergenza, che ci ha costretti a lasciare le aule.
Mi sono fermata spesso a riflettere in questi mesi, ho condiviso con colleghi perplessità, nuove strategie, contraddizioni, difficoltà di intervento in un mondo all’interno del quale studenti, docenti e famiglie siamo stati catapultati, spesso senza indicazioni chiare né strumenti adeguati e possibilità per tutti.

Avete dovuto inventare una didattica completamente nuova. Quali sono stati gli ostacoli? Avevate gli strumenti per poterla affrontare?

La didattica a distanza prevede un giusto equilibrio di modalità di lavoro, lezioni in streaming, assegnazione di lavori individuali e di gruppo, individuazione di materiale multimediale disponibile su siti specifici. Come in molti Istituti, siamo partiti organizzandoci individualmente e confrontandoci. La Dirigente ha fatto attivare la funzione che permette di creare aule virtuali con il live meeting, funzione prevista dal registro elettronico. La piattaforma però non ha retto l’accesso di un numero di utenti ed Istituti così elevato e i tempi per poter adeguare il sistema all’esigenza è stato veramente lungo, tanto da dover trovare in contemporanea dei piani alternativi. Ci siamo organizzati fin dall’inizio con lezioni via skype prima di passare definitivamente a un’altra piattaforma d’Istituto che tecnicamente ha richiesto del tempo per essere predisposta e avviata. Il principale ostacolo che ci siamo trovati ad affrontare con gli studenti è stato tecnico/pratico: problemi di connessione, mancanza di strumenti adeguati a seguire la didattica a distanza, difficile gestione della situazione per le famiglie con più figli e con i genitori impegnati nello smart working. Non è mancata la difficoltà di codificare informazioni e comunicazioni contraddittorie sul come procedere e il dover concentrare energie su aspetti formali e burocratici che hanno appesantito una situazione di per sé già faticosa per tutti.

img_3998Quali nuove opportunità sono emerse?

Faccio fatica a parlare della DAD come opportunità. Sicuramente lo è in questa emergenza per ricreare un minimo di relazione diretta, per riprendere un contatto e per permettere di portare avanti un percorso cominciato. Ha permesso comunque di sperimentare e sviluppare competenze tecnologiche. Credo però che la preoccupazione di “partire” a tutti i costi ricreando una sorta di “normalità” abbia fatto perdere di vista alcuni aspetti ben più importanti in un periodo che di “normale” non aveva nulla. Oltre alla “didattica” c’era e c’è altro, ci sono persone che vivono come tutti l’incertezza e la fatica di una quotidianità capovolta.

Gli studenti come si sono adattati al nuovo sistema?

Pur nella difficoltà, gli studenti hanno risposto abbastanza bene al nuovo sistema, ovvio è che uno schermo rompe e limita fortemente quella relazione umana e l’interazione che sono elementi necessari alla vita di tutti i giorni. Un elemento che ho riconfermato invece con questa esperienza è che spesso diamo per scontato che i ragazzi siano “nativi digitali”.

Quali sono state le variazioni più forti?

Siamo di fronte a una realtà che ha modificato le relazioni, i tempi, la percezione, l’organizzazione, il modo di pensare e fare didattica. Nella mia esperienza personale, nonostante le non poche criticità, voglio sottolineare però la ”potenza” e la ”differenza” che possiamo fare noi docenti pur in un momento di difficoltà e cambiamento radicale.

Aiutaci a capire con qualche esempio concreto questo cambiamento nonché le potenzialità espresse?

Mi viene in mente un esempio, ancora vivo perché si tratta di un’esperienza appena conclusa. La mia classe quinta aveva in programma un viaggio d’istruzione in Sicilia ripercorrendo i luoghi dell’antimafia. La responsabile del viaggio, la collega di storia e filosofia, ha pensato di trasformarlo in un viaggio virtuale. Ecco allora rivista la settimana dal 20 al 24 di aprile con la collaborazione dei docenti della classe che hanno messo a disposizione il loro tempo. Le videoconferenze si sono alternate a una visita guidata di Palermo, all’incontro con vari ospiti e le loro testimonianze, alle domande dei ragazzi, tutti collegati via skype. Un grande traguardo, un modo diverso di sfruttare le potenzialità della tecnologia, un segno e un ricordo indelebile nelle vite di chi ha partecipato.

Ora la situazione non è più emergenziale ma proseguirà così fino a fine anno. Che impegno richiede penso soprattutto per le quinte che devono affrontare la maturità?

L’impegno credo rimanga quello di sempre: studiare, confrontarsi, arricchirsi e crescere come persone. Sarà una maturità diversa nelle modalità di svolgimento, ma pensando alle ragazze e ai ragazzi che compongono la mia classe quinta credo che nel loro bagaglio personale rimarrà qualcosa di più.

Alla luce di quanto accaduto quali accorgimenti credi debbano essere presi per migliore la didattica a distanza?

Per la mia esperienza personale non credo che la didattica a distanza possa essere migliorata da qui a giugno se non con la possibilità per tutti di avere un dispositivo e una connessione efficienti, sottolineo che molti studenti si connettono con il proprio cellulare e spesso il computer che hanno a disposizione è in condivisione. Non sempre risulta possibile sfruttare al meglio le potenzialità della piattaforma sulla quale lavoriamo.

Uno sguardo sul futuro, cosa speri di trovarvi?

Spero che questa emergenza si trasformi in sfida per rimettere al centro anche la Scuola con tutte le sue contraddizioni interne e le sue problematicità evidenti. Non mi piace pensare alla didattica a distanza come il “nuovo che avanza”, come “opportunità” per il futuro, ma riconosco il valore e il potenziale della tecnologia in ambito didattico. Le logiche che accompagnano la visione della Scuola devono cambiare direzione.

Grazie Marta, per questa bella occasione di conoscere le fatiche e gli sforzi fatti per tenere alto il livello della relazione con gli studenti in un momento in cui la didattica a distanza è nata improvvisamente in un settore che non era ancora pronto. Complimenti per il tuo lavoro quotidiano, buona continuazione e ti aspettiamo anche in … consiglio comunale quando la tecnologia lo consentirà.

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