Tre ondate di colera nel 1800 a Pioltello e una lunga diatriba sul Santuario di Seggiano

coleraNegli anni tra il 1835 e la fine del XIX secolo si alternarono una serie di ondate di colera che riguardarono anche la nostra città. Già dal 1831 le autorità provinciali si erano attivate per una serie di norme preventive. Ho trovato tramite testi di storia locale una serie di precise informazioni che attestano come nel 1835 il morbo fece la sua comparsa. Venne diffuso un opuscolo nella nostra città dal titolo “Avviso al popolo intorno al Cholera Morbuscon una serie di norme per identificarlo e preservarsi dal contagio, un po’ come ai giorni nostri.

Nacque una Commissione di Beneficienza un po’ come ai giorni nostri la Caritas, per raccogliere materiali per i malati. Ne facevano parte tra gli altri il parroco Cagnoni e i fratelli Giosuè e Giuseppe Porati, speziali del luogo ossia i farmacisti dell’epoca, dei quali è rimasta un ricordo in via Roma (vedi foto in fondo).

Fu scelto anche un luogo che doveva essere la Casa di Soccorso per i colerosi. E’ segnalata anche la prima vittima di Pioltello il 30 giugno 1836, la signora Rosa Cavatazza in Discacciati di 36 anni. Marito e figli verranno isolati ma poi guarirono. 33 persone morirono durante quella terribile estate. La cittadinanza chiesa al parroco di effettuare qualche devozione. Resta uno scritto del parroco che diceva “si progettò che venisse eretta una lapide sulla chiesa maggiore (S.Andrea), che ricordasse al popolo il flagello di Dio…” questa lapide è attualmente visibile nella chiesa S.Andrea davanti al pulpito sulla parete destra (vedi foto sopra).

Il contagio scomparse e il delegato alla Sanità di Milano Angelo Cantù diede indicazione di sciogliere la Commissione di Beneficienza e e distribuire quanto rimasto ai bisognosi.

Nel 1855 vi fu una seconda pestilenza ancora più terribile; in una stampa dell’epoca con i dati dei paesi della nostra zona troviamo per Pioltello ben 76 infetti, di cui segnati 24 guariti e 47 morti; per Limito 14 infetti, di cui 3 guariti e 11 morti. Furono persino proibiti i funerali diurni. Una terza ondata arrivò nell’estate del 1867 mietendo venti vittime tra cui è segnalato una bimba di 8 mesi, Casiraghi Regina Teresa, mentre meno devastane fu su Limito. Nonostante ciò il Santuario di Seggiano divenne luogo ove ospitare i membri delle famiglie in cui si era manifesto il contagio. E proprio sul Santuario di Seggiano iniziò una diatriba tra  le autorità locali e il Parroco.

Le autorità chiesero di chiudere il Santuario e farlo diventare ospedale, qualcuno riferisce col doppio scopo di togliere la devozione mariana. La questione proseguì per quasi trent’anni con il nuovo parroco di Limito don Amati che difese in tutti i modi il Santuario mettendo a disposizione anche una ingente somma di L.200 per costruire un ospedale nuovo. Si arrivò fino a chiedere un sopralluogo delle Autorità Sanitarie che ritennero non fosse adatto per diventare un ospedale e la spesa per adattarlo venne ritenuta troppo onerosa dallo stesso sindaco Trasi. Una lettera inviata dal card Andrea Carlo Ferrari confermò “quanto fosse opera irragionevole  il disegno di conversione, e invitaimo il signor Curato di tutelare la regioni del medesimo Santuario affinché rimanga in ogni tempo aperto al culto…” era il primo maggio del 1896.

A quel punto nel 1897 la giunta di Pioltello cessò ogni pressione e richiesta. Il santuario continuò pertanto a rimanere luogo di culto così come lo conosciamo ai nostri giorni.

a cura di Fabiano Gorla

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