Intervista al consigliere ed educatore Fabiano Gorla

fabianogorlaBuongiorno Fabiano, educatore e coordinatore di un servizio sociosanitario residenziale, consigliere e genitore. Come hai vissuto questo periodo?

Bene grazie. Come tutti la mia famiglia ha dovuto condividere spazi e tempi, un’esperienza interessante e curiosa soprattutto ora che i figli sono grandi. Per il resto invece io ho dovuto proseguire il mio lavoro in comunità e questo è stato più particolare.

Raccontaci la tua attività quotidiana.

Sono educatore e coordinatore di una Comunità Terapeutica Residenziale nel campo della tossicodipendenza. Siamo tra le realtà che han garantito continuità assistenziale come da subito richiesta da ATS. Si opera 24 ore su 24 e quindi è come avere una seconda famiglia da seguire ma un po’ particolare: una famiglia composta da oltre 20 persone con problemi di tossicodipendenza, ognuna con le sue problematiche e fragilità, con bisogni specifici, grandi ferite nel passato e il desiderio di ricostruirsi una vita nuova. Due mesi chiusi non sono stati semplici. Purtroppo Ats e Regione non han saputo dare grandi indicazioni e tuttora stiamo applicando procedure che abbiamo dovuto inventarci e gestire in piena autonomia, ma per fortuna si lavora con una bella equipe.

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In comunità abbiamo in questo momento 18 ragazzi con problematiche di dipendenza da eroina, cocaina, alcool e alcuni di essi provengono dalle carceri lombarde e hanno ottenuto una pena alternativa. Hanno una età tra i 25 e i 45 anni, e una storia di tossicodipendenza che dura da oltre un decennio. Abbiamo seguito a distanza in questi due mesi 3 ragazzi che chiedevano di essere accolti ma nessuno ci ha garantito tamponi e quindi sono rimasti bloccati. Purtroppo alcune situazioni sono molto fragili e soprattutto in questo momento avrebbero bisogno di un periodo di sosta e di terapia in comunità.

Come stai vivendo questa dimensione?

Ho vissuto sentimenti alterni: da una parte si è cercato di far vivere al meglio i percorsi di recupero, mantenendo tutte le attività che siamo riusciti: colloqui pedagogici, psicoterapia individuale e di gruppo, ergoterapia nonché ludici e sportivi, dall’altra ho vissuto la tensione quotidiana della responsabilità; sappiamo cosa è successo nelle Rsa, che sono un altra forma di struttura protetta: la preoccupazione che il virus potesse entrare in comunità è stata costante. Ora che abbiamo passato bene la fase 1 dovremo reinventarci i prossimi mesi e ora che si inizia ad uscire è ancora più complesso.

Come si è mossa la nostra città e cosa si potrebbe fare?

L’amministrazione comunale ha fatto molto e bene in questi due mesi di grave emergenza. Ha saputo indirizzare le risorse e organizzare quanto era di sua competenza. Anche il volontariato si è messo subito all’opera. Ora serve che ognuno di noi provi a fare un salto mentale, occorrono di nuovo creatività e innovazione. Per prima cosa bisogna sostenere chi è più bisognoso,  ma poi occorre fare scelte che permettano il rinascere di uno spirito di coesione e di comunità; sarebbe utile se nascessero attività come una Banca del Tempo per implementare l’aiuto reciproco, un Gruppo di Acquisto solidale …sarebbe un ottima cosa e poi è ora di dare le chiavi di molti luoghi e associazioni della città ai giovani. Non vanno solo utilizzati per sostituire qualche persona anziana, dobbiamo credere di più in loro e lasciargli spazi decisionali.

Sei consigliere comunale:  cosa pensi sia utile prioritario mettere in campo? Hai qualche altra idea su come affrontare la fase 2?

Si, credo occorra essere pragmatici:  ad esempio si parla molto di bar e ristoranti e si dovrebbe favorire la possibilità di metter tavoli all’aperto anche a scapito delle carreggiate, riducendole o implementando i sensi unici. Ma questo potrebbe valere anche per tutti gli altri esercizi commerciali:  le attività all’aperto vanno favorite ovunque, con regole chiare ma che diano più opportunità.
Serve anche un luogo on line in cui poter incontrare e vedere il negozio di vicinato e non solo la grande distribuzione. Se voglio comprare le calze online sarebbe bello farlo dal negoziante di Pioltello e non solo su Amazon.
In oltre sappiamo bene che il trasporto pubblico sarà in difficoltà: è il momento di favorire l’uso delle bicicletta. Portare a termine la ciclabile tra Pioltello e Segrate (a Rugacesio e al Malaspina) , fare il parcheggio protetto per biciclette in stazione. E poi io sogno in grande e credo che in questo momento dedicare una carreggiata della Cassanese fino a Milano alle sole biciclette avvicinerebbe molto la città e faciliterebbe l’uso reale della bicicletta per andare al lavoro.

Grazie Fabiano e speriamo che alcune di queste idee si possano realizzare a breve

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