Giovanna Negri ci racconta questi mesi vissuti tra la famiglia e l’RSA

IMG-20200528-WA0012

Abbiamo incontrato Giovanna Negri per farci raccontare la sua esperienza di questi mesi vissuti con apprensione per il lavoro che svolge in una RSA e per proteggere la propria famiglia.

Ciao Giovanna, iniziamo parlando della tua esperienza professionale, che tipo di lavoro svolgi?

Lavoro come operatrice socio sanitaria in un reparto di riabilitazione a Pessano con Bornago, presso un Centro Don Gnocchi. All’interno di questa struttura, oltre al mio reparto, sono presenti gli ambulatori di fisioterapia, psicoterapia, psicomotricità, la scuola speciale per bambini e ragazzi con disabilità grave e in ultimo due reparti di RSA, casa di riposo.

Come hai vissuto l’esplosione dell’emergenza Covid-19 sul lavoro?

Nel momento in cui è scattata l’emergenza Covid 19, la scuola speciale è stata chiusa, il mio reparto ha fermato i nuovi ricoveri e le visite parenti, come nella RSA. Da allora è iniziato un vero incubo. Purtroppo, nella casa di riposo, abbiamo avuto molti decessi e molti colleghi contagiati. ”Fortunatamente” nel mio reparto il virus non è arrivato. Si lavorava comunque con molta ansia e provando ad avere il massimo dell’accortezza e dell’attenzione. E’ stata dura, davvero tanto anche perché vedere morire così tante persone in RSA, persone alle quali avevo prestato assistenza, carezze e conforto è stata un’esperienza molto dolorosa, inenarrabile.

Ho sempre avuto molto timore durante il mio turno, sono madre di un ragazzo con una disabilità e la paura di contagiarmi e/o portare a casa il virus non mi ha mai abbandonato.

Come hai vissuto questo timore in famiglia?

Mio figlio ha 20 anni e frequenta uno SFA, ”GRAFFITI” un centro di servizi di formazione all’autonomia a Pioltello, dove viviamo.
Dalla fine di febbraio il centro è rimasto chiuso e mio figlio è restato a casa. Fortunatamente, il mio compagno ha potuto lavorare da casa in smartworking e stare con lui mentre io ero al lavoro. Da metà aprile il mio reparto ha dimesso gli ultimi pazienti e ha chiuso. Noi, dipendenti siamo stati trasferiti in RSA, diventata ormai reparto covid. A questo punto ho potuto usufruire dei giorni straordinari concessi con la legge 104 per i familiari di persone con disabilità, non mi potevo permettere di mettere a rischio la salute di mio figlio e dei miei familiari. Ora sono a casa in cassa integrazione poiché, purtroppo, il carico di lavoro in RSA si è dimezzato. Ho anche una figlia di 25 anni, Sara, che vive un po’ con noi e un po’ col suo fidanzato. Quando è scattata l’emergenza, si trovava là e allora non ci siamo viste per due mesi, errore, viste sì ma in videochiamata! Ma che sofferenza non poterla avere vicino!

E quindi vi siete ritrovati a vivere questa lungo periodo in casa, tu a causa del lavoro e tuo figlio per la chiusura del centro. Come è andata?

A noi piace stare in casa, soprattutto a mio figlio, non è proprio un bene per lui solitamente, ma in questo caso è stata una cosa positiva e allora siamo riusciti a trascorrere questo periodo in serenità, dedicandoci alla cucina, panificando un giorno sì e l’altro pure, amo fiori e piante e nonostante piccoli spazi casalinghi riesco ad avere una selva e pure un orticello casalingo.

Gli educatori del centro non hanno mai abbandonato mio figlio, impegnandolo in varie attività a distanza con il sostegno della tecnologia, video chiamate, messaggi vocali ecc., bravissimi loro!

Ora la fase due è ormai lanciata ma purtroppo pare non valere per tutti. Cosa ne pensi? Cosa pensi occorra fare?

Ora, in questa ripartenza, vorrei vedere che nessuno venga dimenticato, mi riferisco alle persone come mio figlio, forse più fragili per certi aspetti. Mi piace pensare che questo periodo difficile abbia potuto insegnare qualcosa ad ognuno di noi, uomini, donne, datori di lavoro, docenti, sindaci, consiglieri, presidenti vari, responsabili di questo o quell’ambito della vita sociale, ma…

E su questo ma… pieno di dubbi ringraziamo ancora Giovanna per la testimonianza che ci ha dato ma soprattutto per lo stimolo a non perdere di vista ogni situazione. Stiamo riaprendo bar, piscine, professioni varie ma sembra che alcuni servizi essenziali per chi ne ha più bisogno non siano contemplati e su questo dobbiamo impegnarci maggiormente anche a livello locale.

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.