Lucia Lanzanova si racconta: la professione e l’impegno in città

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Abbiamo incontrato Lucia Lanzanova per farci raccontare come ha vissuto questa emergenza da un punto di vista professionale ma anche per allargare il campo ad una visione di città futura e tradurre in pratica qualche nuova idea.

Per iniziare Lucia, come stai?

Bene, il ritiro forzato dell’emergenza mi ha fatto molto riflettere e ho trovato in me risorse che non sapevo di avere.

Ci racconti come hai vissuto da agente di viaggio l’inizio dell’emergenza? 

Ero in viaggio: tutti credono che un agente faccia di mestiere il viaggiatore … in realtà io riesco a programmare un viaggio l’anno, lavorando alla sua preparazione per molti mesi, e nel 2020 toccava alla Thailandia e alla Cambogia. Quindi il 23 febbraio sono partita: erano i giorni in cui emergeva il primo focolaio in Lombardia, quello di Codogno.  Il viaggio è andato oltre le aspettative. Abbiamo potuto godere appieno delle visite a luoghi di solito affollatissimi come il Palazzo reale di Bangkok o il sito archeologico di Angkor in Cambogia. La sera però seguivamo le notizie che arrivavano dall’Italia con l’escalation dei numeri del contagio e i miei fratelli mi aggiornavano sulla salute dei genitori anziani, preoccupati di portare dall’esterno nelle visite frequenti in RSA e a casa del babbo il terribile virus. Il volo di rientro è stato sereno, negli aeroporti tutti ormai indossavano mascherine e all’arrivo a Malpensa, per la prima volta, ci hanno misurato la febbre.

Da lì in poi sono stata travolta dalle richieste dei clienti che si trovavano all’estero e che volevano rientrare: fortunatamente ero pienamente operativa in smart working da casa.  La prima settimana di aprile tutti erano rientrati con la nostra assistenza, magari cambiando il percorso rispetto agli itinerari originali.

Come è proseguito il tuo lavoro e quali sono oggi le prospettive?

Conclusi i salvataggi, da aprile ho lavorato a tempo pieno per cancellare e chiedere i rimborsi di tutti i viaggi programmati per Pasqua, ponti primaverile e via fino alla fine di giugno. Un vero disastro per il settore del turismo, uno Tsunami che lascerà sul campo molte chiusure e fallimenti.  Adesso mi sento un po’ una sopravvissuta: lavorare per disfare il lavoro fatto nei mesi precedenti è stata una prova psicologica pesante e devo ringraziare mio marito per il sostegno e lo spazio che mi ha lasciato per lavorare, sollevandomi completamente dagli impegni domestici della spesa e della cucina. Un conforto è venuto anche dagli incontri virtuali con i colleghi, con i fornitori e anche con gli amici della Lista per Pioltello, che mi hanno fatto sentire ancora un essere sociale.

Poi mi ha aiutato un’attitudine positiva: spesso le crisi offrono delle opportunità. Nei mesi del lockdown ho recuperato sul fronte del digitale: come diceva mia nonna Iole, milanese, “La miseria la guzza el talent”. Così in mancanza dei viaggi reali, ho proposto dei viaggi virtuali nella bellezza italiana: utilizzando la piattaforma Zoom , diffusasi più del virus proprio grazie al Covid-19 , ho organizzato per i miei clienti visite guidate alla Cappella Sistina, al Cenacolo Vinciano, alla mostra di Raffaello alle Scuderie del Quirinale e a San Maurizio, la mia chiesa preferita a Milano. E’ stato un successo, soprattutto grazie alle bravissime professioniste che ci guidavano: la tecnologia ci ha consentito di gustare un esperienza esclusiva grazie però all’indispensabile presenza dell’elemento umano. E per me è stato molto importante mantenere un contatto con i miei clienti e con il mio mestiere.

Ma l’estate non sarà solo fatta di viaggi virtuali? Cosa ci consigli?

E’ l’estate giusta per scoprire i luoghi minori facendo un turismo dolce: borghi, percorsi in bicicletta, cammini , piccole città d’arte, esperienze enogastronomiche ci aspettano. Del resto l’Italia è la nazione al mondo con la maggior biodiversità: e questo spiega la ricchezza della nostra enogastronomia.

Per rispondere quindi alla domanda, per l’estate mi aspetto una ripresa lenta e contenuta, con l’Italia protagonista. Io sono pronta con una selezione di gioielli da scoprire, uno di questi possono essere le Langhe e il Monferrato

Allarghiamo ora il campo al commercio locale. Quali valutazioni fai e prospettive vedi?

Mi sembra che l’emergenza abbia fatto riscoprire il valore del commercio locale: non solo perché abbiamo visto quanto siano tristi e vuote le strade con le serrande abbassate, ma anche per il valore del rapporto umano che abbiamo con i nostri parrucchieri, meccanici, panettieri, ristoratori. Abbiamo riscoperto anche i piccoli negozi alimentari che con coraggio hanno tenuto aperto per tutto il periodo dell’emergenza: sia grazie alla consegna a domicilio, sia per evitare le code della grande distribuzione. Consideriamo che spendere nei negozi di vicinato contribuisce a costruire la comunità locale e sostiene il lavoro di molte famiglie di concittadini: insomma un investimento e non una spesa!

Un altro effetto collaterale dell’emergenza è anche la maggior attitudine a collaborare: in tempi normali i commercianti, come tutti i lavoratori, sono molto concentrati sulle loro attività e non trovano il tempo di coordinarsi: un’occasione che non va sprecata, ma potenziata. E anche in questo caso la tecnologia può aiutarci a rilanciare un progetto partito due anni fa, ma mai realmente decollato: un circuito virtuale tra i negozi della nostra città che stimoli i concittadini a rivolgersi al commercio locale, come se i vari punti fossero parte di uno stesso grande centro commerciale diffuso sul territorio. Questo è il momento di riprovarci.

Ora una domanda come coordinatrice della Lista per PIOLTELLO: quale visione politica nel presente?

La fase due dell’emergenza ci impone un’analisi molto attenta della situazione economica lasciataci dal Covid-19: purtroppo abbiamo capito che il nemico numero uno è l’eccessiva burocrazia che impedisce alle migliori ricette di arrivare in tavola, soprattutto a livello statale.

Quello che possiamo fare a livello locale è potenziare l’ascolto dei bisogni della nostra città e cercare di rispondere con velocità e flessibilità. Spesso ma non sempre è questione di soldi: ad esempio è stato molto utile consentire ai bar e ai ristoranti di poter mettere tavolini all’esterno, con il duplice obiettivo di agevolare i commercianti, ma anche di riavviare la socialità. Sarà importante inventarci delle attività da proporre ai molti pioltellesi che rimarranno a casa questa estate: invitiamoli a scoprire a piedi e in bicicletta la bellezza della campagna lombarda. A Pioltello i nostri magnifici tre Parchi sono una testimonianza importante del glorioso passato agricolo. Il Parco delle Cascine, la Besozza e il Castelletto sono un patrimonio unico nell’hinterland e abbiamo la fortuna di avere la miglior rete ciclabile dei dintorni. I corsi estivi per i bambini rimasti troppo a lungo in casa sono un altro esercizio organizzativo complicato, ma obbligatorio. Per i più deboli deve proseguire la grande collaborazione con la Caritas locale nella gestione degli aiuti ai bisognosi. Abbiamo la fortuna di avere molte associazioni e organizzazioni di volontariato sul territorio: la politica, intesa come l’arte di governare la società, deve facilitare e potenziare la qualità delle loro autonome azioni, proponendosi come facilitatore di coordinamento, stimolandole a coordinarsi.

L’eredità positiva che ci lascia il COVID è la consapevolezza che da soli siamo perduti: remando sulla barca in burrasca nella stessa direzione possiamo salvarci, ognuno rispettando il ruolo degli altri.

E una visione del futuro….

Il futuro è come sempre incerto: quello che mi aspetto dalla politica è che tenga dritto il timone, per proseguire con la metafora della barca. Sicuramente dobbiamo avere una visione, sapere dove vorremmo approdare. Una Pioltello solidale che aiuti le zone problematiche della città, Piazza Garibaldi e il Satellite, a trovare una normalità che le renda finalmente quartieri praticati e frequentati da tutti. Dobbiamo riuscire a valorizzare la potenzialità che spesso viene nascosta dalle emergenze e dalle nostre paure. Si chiama multietnicità e può diventare una ricchezza.

Due sogni nel cassetto?

La nascita di un Centro Civico delle Culture e l’avvio di un sistema di protezione e sicurezza per gli anziani: il primo lo dobbiamo alla storia di Pioltello, che dagli anni 50 ha accolto le diverse culture italiane prima e quelle del mondo poi. Il secondo lo dobbiamo a tutti gli anziani che sono stati le prime vittime di questo incubo che sta per finire. Un pensiero alla mia mamma che ci ha lasciati il 21 marzo e a Bassiru, l’ospite profugo del Gambia che ha vissuto con me e mio marito il lockdown e che spero possa presto trovare il suo posto a Pioltello come nostro concittadino.

E con la concretezza di questi due sogni da realizzare ringraziamo Lucia per la testimonianza di come ha vissuto l’emergenza ma anche per la visione di una Pioltello migliore che abbiamo il compito e l’impegno di costruire tutti insieme

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