I condottieri di ventura a Pioltello nel ‘500

Un nuovo capitolo della Grande Storia di Pioltello, in cui incontreremo un imperatore a capo di un dominio su cui non tramonta mai il sole, un re un po’ troppo avventato, un papa che perde una guerra ed un pirata del lago di Como.

a cura di Giuseppe Bottasini

Se già nel 1300 Pioltello era stata una base militare nella guerra milanese tra i Torriani e i Visconti e luogo dove venne firmata la cosiddetta “Pace di Pioltello”, nel 1500 la nostra città conferma il suo ruolo strategico, stavolta in una guerra europea che vede contrapporsi due pesi massimi dell’epoca: l’imperatore Carlo V ed il re di Francia Francesco I.

L’Impero e la Lega

A sinistra l’imperatore Carlo V d’Asburgo. A destra il re di Francia Francesco I

Come abbiamo imparato a scuola, sul Sacro Romano Impero di Carlo V d’Asburgo “non tramontava mai il sole”, perché si estendeva in Germania, Spagna, Olanda, parte dell’Italia e in America. Il suo acerrimo nemico, Francesco I re di Francia, era soprannominato il “re cavaliere” perché amava condurre personalmente le battaglie ma, proprio a causa di questa intemerata abitudine, nel 1525 venne fatto prigioniero a Pavia dalle truppe imperiali. Portato in esilio in Spagna, riguadagnò la libertà solo dopo aver promesso di lasciare l’Italia a Carlo V.

Ma l’anno successivo papa Clemente VII, preoccupato dallo strapotere dell’Imperatore in Italia, si mise a capo di una coalizione che comprendeva Venezia, Firenze, Milano ed altre città italiane, chiedendo aiuto a Francesco I. Il re francese si rimangiò volentieri la promessa di non intervenire più nella nostra penisola: nacque così la “Lega di Cognac”, che sfidò Carlo V per cinque lunghi anni.

Ed in questa guerra tra Impero e Lega, Pioltello ebbe un posto di tutto rilievo, come vedremo tra poco.

Il campo militare della Lega a Pioltello

La Lega di Cognac insediò proprio a Pioltello un’importante campo militare in cui, nel 1526, si concentrarono le truppe comandate da condottieri i cui nomi ci fanno intuire la varietà della compagine alleata: Agostino da Clusone, Giovanni da Faenza, Bernardino da Roma…

Il campo di Pioltello doveva essere abbastanza grande da ospitare contemporaneamente un buon numero di compagnie militari, ognuna delle quali formata da centinaia di soldati, che dovevano essere alloggiati, rifocillati e curati. Oltre agli uomini c’erano i cavalli, da ferrare e foraggiare. E diversi tipi di armi da riparare o sostituire: alle picche – le tradizionali lance dei fanti dell’epoca – si erano già affiancate agli inizi del ‘500 le nuovissime armi da fuoco: archibugi, bombarde ed i primi cannoni. Quindi è verosimile che a Pioltello si accampassero non solo soldati e cavalieri, ma anche cerusici, cuochi, fabbri, carpentieri, armieri e gli altri specialisti necessari al “mestiere della guerra”. Pioltello divenne quindi un punto nevralgico dell’offensiva della Lega contro l’Impero.

Archibugieri imperiali in prima fila nella battaglia di Pavia

Nel tardo autunno del 1526, da Pioltello le truppe della Lega partirono verso il nuovo fronte della guerra – il Veneto – nel tentativo di fermare la discesa di un temibile nemico: i Lanzichenecchi comandati dal tedesco Georg von Frundsberg. La manovra di contenimento non riuscì: nel maggio del 1527, dodicimila Lanzichenecchi misero al sacco la città di Roma, sterminando metà della popolazione. Il papa fuggì in Castel Sant’Angelo ed fu costretto a siglare una pace separata con Carlo V.

Dal film “Il mestiere delle armi” lo scontro tra Giovanni dalle Bande Nere e i Lanzichenecchi nel 1527 in cui si vedono in azione le picche, gli archibugi ed i cannoni.

Pioltello passa all’Impero

La piazza di Pioltello interessava anche all’Impero. Ne è riprova il fatto che nel corso del 1527 – non sappiamo se per conquista da parte degli imperiali o per abbandono da parte dei precedenti occupanti – i soldati spagnoli subentrarono agli italiani nel campo pioltellese. Agli inizi del 1528 arrivò a Pioltello Antonio de Leyva, comandante supremo delle forze imperiali in Italia.

De Leyva era l’uomo di fiducia di Carlo V nella penisola ed era il generale che aveva catturato Francesco I a Pavia. Una curiosità: una sua discendente – Marianna De Leyva- sarà ricordata come la “monaca di Monza” per aver messo al mondo due figli con un conte italiano, vicenda che il Manzoni romanzerà nei Promessi Sposi cambiando i nomi dei protagonisti.

Giunto a Pioltello, il generale spagnolo fece erigere a difesa del campo delle mura, probabilmente di piccole dimensioni dato che non ne è rimasta traccia. Intorno a Pioltello si scatenò la guerriglia guidata da vari condottieri della Lega, tra cui si ricordano Roberto di San Severino, Paolo Luzzasco da Verona e Cesare Fregoso da Genova, che a più riprese tesero imboscate agli imperiali e catturarono convogli di rifornimenti diretti al campo di Pioltello.

Il pirata Medeghino a Pioltello

A sinistra: il generale spagnolo Antonio da Leyva. A destra Gian Giacomo Medici detto il Medeghino

E’ ora di far entrare l’ultimo protagonista della nostra storia, fin qui rimasto lontano dal campo di Pioltello: Gian Giacomo Medici detto, per la sua bassa statura, il Medeghino, cioè il piccolo Medici.

Era un giovanotto di temperamento acceso: a 25 anni aveva sulla coscienza già due omicidi e, per salvarsi dalla forca, era scappato da Milano sulle sponde del lago di Como. Nel 1524 lo ritroviamo padrone del castello di Musso, che aveva trasformato in una Tortuga lombarda mettendosi a capo di una flottiglia di pirati del lago.

Ammesso alla Lega di Cognac, nel luglio del 1527 il Medeghino marciò verso Milano, alla testa di un esercito di 3000 mercenari svizzeri, ma venne intercettato e sconfitto dal solito Antonio de Leyva. Smanioso di vittorie, il giovane Medici nell’ottobre dello stesso anno mise sotto assedio Lecco, spalleggiato dagli alleati Veneziani.

Il “Trattato di Pioltello”

Era così smanioso di vittorie il Medeghino che, quando capì che la guerra volgeva a favore dell’Impero, cambiò improvvisamente bandiera: il 31 marzo 1528, Gian Giacomo Medici venne a Pioltello, dove lo aspettava Antonio de Leyva per firmare un accordo. Un compromesso molto favorevole al Medeghino: accettando di riconoscersi suddito di Carlo V, ottenne il titolo di Marchese di Musso, molte terre nel comasco, il diritto di batter moneta e di trasmettere il titolo ai figli. In pratica, la Tortuga comasca si trasformò in uno Stato indipendente da Milano. Questo accordo è passato alla Storia come il “Trattato di Pioltello”.

Il neo Marchese di Musso si rivelò un abile politico e, come usava allora, per rafforzare le sue nuove alleanze non esitò a dare in sposa sua sorella al figlio di uno dei comandanti dei Lanzichenecchi. Un’altra sua sorella sposò il Conte di Arona: sono i genitori di San Carlo Borromeo, di cui Gian Giacomo era quindi zio. A sua volta, il Medeghino sposò una Orsini, della potente famiglia romana.

Il Trattato di Pioltello non venne però riconosciuto dal Senato di Milano e Carlo V, al Congresso di Bologna del 1529, annullò quanto concesso al Medeghino per far pace con gli Sforza di Milano, che così tornarono Signori anche delle terre del Ducato conquistate armi in pugno da Gian Giacomo. Il Medeghino reagì da par suo, occupando la Valtellina e promuovendo una nuova guerra locale. Dopo alterne vicende, Gian Giacomo divenne uno dei generali più apprezzati dell’Impero, sotto le cui bandiere giallo-nere combatté su diversi fronti, compresa la lontana Ungheria contro gli Ottomani. 

Quando Gian Giacomo Medici morì nel 1555, il fratello Giovanni Angelo – divenuto papa col nome di Pio IV – gli fece costruire un monumentale mausoleo nel Duomo di Milano, dove tuttora riposa.

Tomba del Medeghino nel Duomo di Milano

Fonti consultate

Oltre alle numerose pagine di Wikipedia citate nel testo:

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